Dal sito https://www.tecnicadellascuola.it/ (https://www.tecnicadellascuola.it/metodologia-ibse-in-italia-presenti-almeno-10-centri-di-formazione) dicono di noi:
In relazione all’articolo “La metodologia Inquiry Based Science Education (IBSE)” di Aldo Domenico Ficara sulla metodologia IBSE, sottolineiamo la validità di questo metodo innovativo nell’insegnamento delle scienze e facciamo notare che in Italia sono funzionanti, da 8 anni, 10 centri di formazione sull’IBSE in Veneto, Lombardia, Toscana, Umbria, Basilicata, Puglia, Sardegna, [*e i centri IBSE del Lazio e della Campania, NdR] gestiti dall’ANISN (Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali) , che è un’associazione non profit con personalità giuridica, qualificata per la formazione degli insegnanti.
All’interno dei centri vengono realizzati corsi di formazione per docenti di ogni ordine di scuola, con l’obiettivo di diffondere quanto più possibile questo approccio all’insegnamento delle scienze che pone al centro lo studente nel suo processo di metodologia IBSE apprendimento.
A tale scopo si ritiene che i docenti, attraverso corsi di formazione, familiarizzino e approfondiscano aspetti dell’inquiry scientifico attraverso incontri in presenza e a distanza anche con formatori stranieri.
In particolare questi incontri sono caratterizzati da un coinvolgimento attivo dei corsisti che sperimentano direttamente il processo di investigazione con l’obiettivo di progettare e realizzare un’attività investigativa in classe, al fine di stimolare l’apprendimento significativo di concetti scientifici attraverso lo svolgimento di indagini concrete.
I responsabili del centro IBSE Lombardia
Rosanna La Torraca
Franca Pagani





alcuni geni. I primi approcci a questa metodologia risalgono a studi compiuti da Richard A. Jorgensen (n.1951) e collaboratori sulla possibilità di poter modificare il colore dei fiori di petunia utilizzando la genetica. Per questa scoperta, Mello che attualmente insegna presso la Università del Massachusetts, e Fire hanno ricevuto nel 2006 il Premio Nobel per la medicina. La tecnica consiste nell’utilizzo di molecole di shortinterfering RNA (siRNA) che introdotte nel sangue sotto forma di nanoparticelle, entrano nel nucleo delle cellule e sono in grado di riconoscere, in modo complementare, tratti di RNAm portatori del gene difettoso da eliminare. La formazione del tratto di RNA a doppio filamento che così si forma si associa ad un complesso enzimatico denominato Risc (RNA induced silencing),in grado di degradare ed inattivare il segmento di RNA bersaglio impedendo la relativa sintesi a livello dei ribosomi. L’applicazione in campo medico, come si può intuire, è molto ampia: dalle malattie neuronali, a quelle oncologiche, alle ematiche.

