Giorgio Bianchini

Novità nell’istruzione professionale

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Mag 282018
 

Con il Decreto Legislativo n.61 del 13 aprile 2017 viene disciplinata la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, in raccordo con quelli dell’istruzione e formazione professionale (IeFP), attraverso la ridefinizione degli indirizzi e il potenziamento delle attività didattiche laboratoriali. Il passaggio al nuovo ordinamento è disciplinato dall’art.11 dove si stabilisce che “I percorsi di istruzione professionale sono ridefiniti ai sensi del presente decreto a partire dalle classi prime funzionanti nell’anno scolastico 2018/2019”.

In ogni percorso si distingue un’area di istruzione generale e un’area di indirizzo.

L’area di istruzione generale è comune a tutti i percorsi, mentre le aree di indirizzo si riferiscono a ciascuno degli undici indirizzi istituiti con il Decreto Legislativo n.61/2017.

I nuovi percorsi, che dovrebbero valorizzare la persona nel suo ruolo lavorativo prevedono una riduzione del numero di ore dell’area generale: due ore in meno per ciascun anno del primo biennio, un’ora in meno per ciascuno dei tre anni del triennio.

Alcuni docenti della classe di concorso A050 di Catania ci hanno scritto perché molto preoccupati e chiedono chiarimenti al Ministro dell’Istruzione,  all’Assessore regionale all’Istruzione, all’U.S.R. Sicilia e all’U.S.P, di Catania sull’applicazione del decreto che di fatto ridurrà a livello nazionale, a partire dal prossimo a.s. 2018/2019, il monte ore complessivo. Nel primo biennio di tutti gli istituti professionali di Stato le discipline di Scienze Integrate, Scienze della Terra, Fisica, Biologia, Chimica, dalle attuali otto ore settimanali passeranno a tre ore settimanali nei primi due anni formativi.

Inoltre per gli insegnamenti dell’area di indirizzo, per i quali è previsto un range di variazione (min/max) nei quadri orari,  il sistema informativo “caricherà” il monte orario minimo, lasciando alle istituzioni scolastiche la possibilità di distribuire i residui sulle altre classi di concorso e pertanto sugli altri insegnamenti.

I docenti di Catania di cui alleghiamo la lettera, chiedono che venga ripristinato il monte ore previsto nell’ordinamento del corrente a.s. 2017/2018.

LETTERA CSA CATANIA PROTOCOLLATA

Seminario su CRISPR e “Le Scienze Naturali nella scuola”

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Mag 242018
 

A seguito del successo e dell’interesse suscitato dal seminario tenuto dal professor Caradonna a Palermo lo scorso 26 marzo, gli è stato chiesto un articolo sull’argomento per la rivista LE SCIENZE NATURALI NELLA SCUOLA, di cui ora pubblichiamo sul sito l’anteprima: http://www.anisn.it/nuovosito/dice-batteri-fanno-male-crispr-ed-potenziale-genetico/

Chi dice che i batteri “fanno male”? I CRISPR ed il loro potenziale genetico

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Mag 242018
 

Fabio Caradonna
Ricercatore di Genetica
Professore aggregato di Genetica e Citogenetica umana
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche Chimiche e Farmaceutiche (STEBICEF – Sezione di Biologia cellulare)
Università di Palermo
Email: fabio.caradonna@unipa.it

L’immaginario collettivo non ha un’opinione buona e nemmeno benevola sui batteri. Sono spesso legati a concetti di mancanza di igiene, malattie ed a volte anche a situazioni più gravi financo la morte. E’ indubbio che alcuni generi di procarioti sono agenti patogeni di specifiche malattie infettive che, in passato più che oggi, hanno mietuto vittime nel genere umano. Ma che dire dei batteri lattici degli yogurt o della nostra flora batterica intestinale? C’è da aggiungere anche una lunga serie di organismi procarioti, non patogeni, che hanno, negli ultimi due secoli, costituito sistemi biologici idonei allo studio della biologia molecolare e della genetica molecolare. In definitiva è molto più lunga la lista di batteri “amici” dell’uomo a vario titolo, che quelli temibili patogeni.

Fig. 1 – Geyser del Parco di Yellowstone dove è stato isolato il batterio Thermophylus aquaticus.

Ad esempio da molti batteri Escherichia coli ed altri è stato possibile estrarre gli enzimi di restrizione di tipo II che a partire dagli anni settanta hanno permesso l’inizio dell’ingegneria genetica. Il batterio termofilo Thermophylus aquaticus, vivente ad alte temperature (72 °C) nelle solfatare e nei geyser americani (Fig. 1) ha consentito di ottenere enzimi termostabili polimerizzanti il DNA (Taq DNA polimerasi) utili allo sviluppo dell’innovativa tecnica “Reazione di polimerizzazione a catena del DNA” (Polymerase Chain Reaction – PCR) per la quale K. Mullis ottenne il premio Nobel per la chimica nel 1993 e che ha rivoluzionato le potenzialità delle analisi genetico-molecolari sul DNA in tutto il mondo.

Negli anni duemila, studiando l’eterna lotta fra predatore/preda nei batteri infettati da virus batteriofagi (fagi) abbiamo potuto isolare gli enzimi di restrizione metilazione-sensibili e quindi condurre i primi studi sulla modificazione chimica del DNA non di sequenza, favorendo la nascita dell’Epigenetica (una branca della genetica che si occupa dell’interazione DNA-ambiente). Anche recentemente, studiando a fondo il modo con cui determinati batteri si difendono dall’infezione dei loro rispettivi fagi gli studiosi hanno scoperto qualcosa che probabilmente darà un forte impulso alla manipolazione del DNA direttamente sul vivente (la cosiddetta mutagenesi mirata).

Fig. 2 – Rappresentazione di un’infezione fagica su un batterio.

E’ noto che un virus specifico infetta un batterio iniettando il proprio DNA al suo interno (Fig. 2) e determinando, con massima probabilità, la sua morte per lisi; stranamente però, alcuni studiosi notarono che determinati batteri Streptococcus pyogenes, per quanto infettati, non andavano in lisi, quasi come se avessero combattuto e vinto la battaglia contro il virus. Pochi anni fa, in piena epoca del sequenziamento genomico di DNA si scoprì che alcuni ceppi batterici contenevano nel loro cromosoma tratti di DNA di virus intervallati da un DNA spaziatore. Queste sequenze furono denominate C.R.I.S.P.R. (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats). Esse rappresentano fondamentalmente un archivio di sequenze utili al batterio già infettato e sopravvissuto per combattere infezioni future da fagi. Infatti, in caso di altre infezioni da parte dello stesso virus, le sequenze CRISPR sono trascritte in corti RNA guida (con sequenza complementare al genoma virale), ai quali si abbina una ribonucleoproteina altamente specifica: l’enzima Cas9.

Fig. 3 – Schema di un sistema CRISPR – Cas9 e della sua azione.

Appaiandosi alla sequenza complementare sul DNA virale, l’RNA guida Cas9 sul bersaglio: il DNA virale viene digerito (Fig. 3) e l’infezione arginata: un protosistema immunitario “a cassette” nei batteri.

Apprendendo e studiando questo sorprendente modo di neutralizzare un DNA pericoloso semplicemente riconoscendolo e tagliandolo, gli studiosi hanno “esportato” questo sistema su altri DNA rendendo possibile il “genome editing” cioè il riconoscimento e cambiamento di un DNA con un altro appositamente sintetizzato. E’ diventato teoricamente quindi possibile inserire, nel genoma di una qualunque cellula un DNA esogeno non mutato in grado di bloccare o attenuare l’espressione di un corrispondente gene endogeno, per esempio, mutato, oppure, inserire un DNA esogeno in grado di bloccare l’espressione del gene endogeno e contemporaneamente esprimere se stesso. Il tutto con una efficienza notevolmente più alta che con i sistemi fino ad ora utilizzati: vettori retrovirali, liposomi, etc.

Una recentissima pubblicazione ha definito i CRISPR come un salto in avanti per la ricerca biomedica [1]. Ed infatti, nel giro di pochi anni dalla loro scoperta (2012), la tecnologia CRISPR è diventata il goal standard per modificare la sequenza primaria di un DNA e modularne l’espressione genica, soprattutto nella ricerca biomedica e nella terapia sperimentale. Inoltre, il rapido progresso della tecnologia CRISPR ha fatto iniziare numerosi studi di terapia genica sull’uomo in tutto il mondo. Infatti, in un futuro vicino, usando i CRISPR, sarà possibile:

  • ottenere una modellizzazione di alcune patologie per generazione di cellule mutate in particolari siti del DNA e comprendere i meccanismi patogenetici senza doverli indagare su pazienti;
  • facilitare la progettazione di un farmaco, definire strategie cliniche ed anche accelerare la scoperta di un efficace trattamento mirato e cura di una determinata malattia genetica;
  • studiare regioni cromosomiche non codificanti ma candidabili/candidate a sequenze-malattia.

Il tutto con una sensibilità e specificità maggiore (il sistema richiede DNA da indagare nell’ordine dei femtomoli, cioè di una quantità pari a 1000 miliardesimi di litro) e con costi di esecuzione compatibili con un metodo da screening di massa: prezzo di una singola reazione da 0,1 a 1,0 USD [2].

Lanciata la strategia innovativa tutte le più famose ditte biotecnologiche hanno iniziato studi per ottimizzare il sistema ottenendo batteri mutanti per i geni Cas nei quali la proteina Cas riconosce ma non taglia (catalically-dead Cas) il DNA, aprendo nuovi scenari in diagnostica molecolare basata sul solo riconoscimento di sequenze. Anche la terapia genica potrà avere un impulso dall’uso dei CRISPR-Cas9: è infatti ipotizzabile il loro uso per sostituire un gene mutante con uno selvatico in cellule di un soggetto, che, dopo correzione, potrebbero essere trasfuse o reimpiantate allo stesso soggetto.

Oggi sono presenti studi affermati su modelli di topo nei quali è stato dimostrato, con il sistema CRISPR l’eradicazione della malattia minima residua da HBV (Virus dell’epatite B), sono in corso analoghi studi per l’HIV (virus dell’AIDS) e si è ottenuta guarigione da ipercolesterolemia congenita. Sull’uomo abbiamo notizia dell’avvio di un primo CRISP-trial clinico su una malattia rara: la forma più comune di Amaurosi congenita di Leber, una grave distrofia retinica causata da una mutazione nel gene CEP290.

Teoricamente, ingegnerizzando ovocellule con CRISPR-Cas9 si possono creare animali vitali o cellule da usare come modelli animali di patologie da studiare al posto dei pazienti. Per esempio si possono indurre cardiopatie ischemiche in nuovi nati di topi o primati [3]. I CRISPR Cas9 possono anche essere utili in agricoltura: per esempio si potrebbero ingegnerizzare solanacee (pomodoro), tabacco e petunie per resistere a patogeni evitando così l’uso di pesticidi [4].

I CRISPR sono già…..in vendita nel senso che esistono già in commercio dei kit, ad uso dei laboratori di genetica molecolare che facilitano il loro utilizzo nell’adattamento ai vari sistemi biologici degli sperimentatori.

Le loro grandissime potenzialità hanno fatto anche opinione ed ecco perché i CRISPR …. sono già in libreria. Un’autrice scientifica descrive in maniera divulgativa il sistema e pone anche inevitabili ma doverose questioni bio-etiche. Infatti c’è da dire che intuendo le enormi potenzialità è bene aumentare anche le conoscenze su questi sistemi prima di procedere ad un loro uso generalizzato. Ad oggi la tecnologia CRISPR-Cas9 non è ancora così efficiente da poter realizzare tutti i «desideri». Inoltre, bisogna, in ogni tempo ed oggi in particolare, tenere presente un principio bioetico-scientifico che invita lo sperimentatore a considerare con umiltà che qualche sfida potrebbe non essere mai alla sua portata o socialmente utile.

Se da un lato i CRISPR-Cas9, tenendo fede anche solo a una piccola parte delle loro potenzialità, renderanno possibili un’infinità di esperimenti, regalandoci conoscenze, farmaci, ed in generale prodotti capaci di migliorare la qualità della vita, dall’altro lato pongono perplessità per le quali è saggio prevedere meccanismi di salvaguardia e tutela. I problemi, da sempre sollevati quando si parla di DNA trasmissibile generazionalmente (quale quello delle ovocellule), oggi incrementati dalla scoperta dei CRISPR, non sono una questione da poco. Quando sapremo cambiare i geni di un genoma (umano) a piacimento, come faremo a impedire che questa tecnica cada nelle mani sbagliate? Esiste il pericolo che vengano progettati «bambini su misura»? Sarebbe un sogno o un incubo se «l’uomo creasse l’uomo»?  [5]. Oggi sono noti effetti collaterali dei sistemi CRISPR: possono indurre ricombinazioni aspecifiche, indurre aberrazioni cromosomiche. I problemi di sicurezza causati da tagli e riparazioni non specifici di DNA dei sistemi CRISPR devono essere accuratamente investigati, compresi e gestiti, se non completamente risolti, prima che si possa riporre speranze concrete sugli usi terapeutici: le migliori aziende multinazionali biotecnologiche sono già al lavoro per questo.

I CRISPR mostrano un grande potenziale per curare le malattie genetiche, con una speranza molto realistica di eliminarne qualcuna in futuro ma deve essere sempre tenuto presente il principio fondamentale della ragionevolezza scientifica: “non tutto ciò che è tecnicamente possibile fare, è anche lecito fare”.

Concludendo, non possiamo non rivolgere un sentito ringraziamento ai batteri, organismi evoluzionisticamente vincenti sull’intero pianeta dai quali abbiamo sempre avuto soluzioni per migliorare il nostro stato di salute generale (gli antibiotici, ad esempio, ma non solo): in particolare, li ringraziamo per averci, negli ultimi 100 anni, fornito conoscenze su fenomeni genetico-molecolari generali ed applicati alla vita dell’uomo.

Una lezione data a ciascuno di noi di come ogni vivente su questo pianeta abbia una dignità pari a quella umana nel suo ambiente specifico: non esistono, infatti, organismi «peggiori» o «migliori» ma tutta la biosfera, tutti i viventi, devono essere apprezzati e ritenuti preziosi e da salvaguardare.

 

Bibliografia essenziale

  1. Collins PJ, Hale CM, Xu H. Edited course of biomedical research: leaping forward with CRISPR. Pharmacol Res. 2017 Nov;125(Pt B):258-265.
  2. Pardee K, Green AA, Takahashi MK, Braff D, Lambert G, Lee JW, Ferrante T, Ma D, Donghia N, Fan M, Daringer NM, Bosch I, Dudley DM, O’Connor DH, Gehrke L, Collins JJ. Rapid, Low-Cost Detection of Zika Virus Using Programmable Biomolecular Components. 2016 May 19;165(5):1255-1266.
  3. Motta BM, Pramstaller PP, Hicks AA, Rossini A. The Impact of CRISPR/Cas9 Technology on Cardiac Research: From Disease Modelling to Therapeutic Approaches. Stem Cells Int. 2017; 2017:8960236.
  4. Yamamoto T, Kashojiya S, Kamimura S, Kameyama T, Ariizumi T, Ezura H, Miura K. Application and development of genome editing technologies to the Solanaceae plants. Plant Physiol Biochem. 2018 Mar 2. pii: S0981-9428(18)30071-8.
  5. Meldolesi C. L’uomo creò l’uomo. Bollati Boringhieri editore, 2017.

 

Profilo dell’autore

Fabio Caradonna, biologo e dottore di ricerca in Biologia cellulare e dello sviluppo, è attualmente ricercatore confermato a tempo indeterminato di Genetica e docente di Genetica e Citogenetica umana presso l’Università degli Studi di Palermo. È valutatore di progetti regionali, nazionali, europei ed industriali. È esperto di genetica, citogenetica ed epigenetica. È autore o coautore di 35 lavori su riviste internazionali quotate ISI, di 3 lavori su riviste nazionali, di 12 capitoli di libri, di 1 curatela di volume scientifico e di 60 abstract a congressi nazionali e internazionali.

Programma delle Olimpiadi delle Scienze Naturali e Giochi delle Scienze Sperimentali 2018

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Apr 282018
 

Ecco il programma delle Olimpiadi delle Scienze Naturali e Giochi delle Scienze Sperimentali 2018!

L’evento si svolgerà a Castellanza (VA) da venerdì 11 a domenica 13 maggio 2018. Gli studenti saranno alloggiati presso l’Hotel Le Robinie (sito a Solbiate Olona, via per Busto Arsizio, 9) e le prove si svolgeranno sabato mattina e pomeriggio presso la LIUC – Università Cattaneo di Castellanza.

Nel pomeriggio di sabato, per gli studenti che non sono impegnati nelle prove pratiche, sono previste un’escursione guidata a Castiglione Olona e (per gli studenti del triennio) delle attività seminariali a cura di docenti della LIUC.

La premiazione, con la proclamazione dei vincitori dei Giochi e delle Olimpiadi e degli studenti ammessi ai training IBO e IESO, avverrà domenica mattina.

Programma Olimpiadi 2018

Programma Olimpiadi 2018 (versione stampabile)

Volantino Olimpiadi 2018

Poster Olimpiadi 2018

Astronomia: Novità nella ricerca – Un diamante che viene… da un lontano passato

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Apr 282018
 

Foto: Peter Jenniskens/SETI Institute/NASA Ames

Il 17 aprile 2018, la rivista scientifica Nature Communications, vol. 9, ha pubblicato l’articolo dal titolo: A large planetary body inferred from diamond inclusions in a ureilite meteorite (Un grande corpo planetario dedotto da inclusioni di diamante in un meteorite urelite), a firma di Farhang Nabiei, James Badro, Teresa Dennenwaldt e altri. La storia inizia il 7 ottobre 2008, quando nel deserto del Sudan è caduto un meteorite denominato Almahata Sitta (in arabo il nome della stazione ferroviaria più vicina al punto di caduta), o meglio quello che di esso è rimasto dopo il violento impatto con l’atmosfera terrestre. I resti sono stati analizzati da un gruppo di ricercatori guidati da Farhang Nabiei, della Scuola Politecnica Federale di Losanna e i risultati cui sono pervenuti i ricercatori del laboratorio di scienze terrestri e planetarie sono molto interessanti. Questo tipo di meteoriti contiene una grande percentuale di carbonio sotto forma di grafite, e in maggiore quantità, di diamante. Analizzando al microscopio i diamanti, i planetologi hanno potuto ipotizzare che essi si sono potuti formare solo in presenza di pressioni elevatissime, probabilmente all’interno di primitivi pianeti che si sono originati nei primi stadi dell’evoluzione del sistema solare. In quella fase, le collisioni tra i protopianeti erano molto abbondanti, con conseguenti frammentazioni in corpi di dimensioni minori. Sembra, quindi, che i frammenti meteorici caduti sulla Terra siano tutto ciò che resta di un corpo roccioso appartenente al sistema solare, disintegratosi ormai da qualche miliardo di anni e che aveva dimensioni intermedie tra la Luna e Marte. La presenza di questi preziosi relitti sarebbe pertanto la prima prova a convalida della tormentata e misteriosa origine dei diversi corpi rocciosi che compongono la variegata famiglia dei pianeti solari.

Per saperne di più:

https://tg24.sky.it/scienze/2018/04/17/diamanti-meteorite-pianeta-scomparso-sudan.html
https://www.focus.it/scienza/spazio/nelle-meteoriti-cadute-in-sudan-resti-di-un-pianeta-scomparso
Nature Communications volume 9, Article number: 1327 (2018)  doi:10.1038/s41467-018-03808-6
Repubblica. Lab. 25 Aprile 2018, pag.7. Matteo Marini: Se dal cielo piovono diamanti

2° Convegno di didattica delle scienze

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Mar 202018
 

Il 23 e 24 febbraio si è svolto a Potenza il 2° Convegno di didattica delle scienze “La transizione nel passaggio dalla secondaria di primo grado a quella di secondo grado nell’insegnamento delle scienze. I colori, un percorso possibile”, realizzato grazie ad una proficua sinergia tra le sezioni SCI Basilicata, ANISN Basilicata, il Dipartimento di scienze dell’Università ed il Polo Lincei della Basilicata.

Buono è stato il numero dei partecipanti dei due ordini di scuola, in maggior parte della Basilicata, ma anche con significative presenze da altre regioni.

Dopo il primo convegno del 2013 (“L’ambiente e le sue trasformazioni; ricerca e metodologie didattiche innovative”) in cui l’ANISN, per la prima volta, presentò a Potenza l’innovazione metodologica nell’insegnamento delle scienze basata sull’IBSE, si è avvertita l’esigenza di porre l’accento sui temi della verticalità e continuità, della trasversalità ed unitarietà delle scienze, temi a cui è fondamentale ed urgente avvicinare il mondo della scuola e, al suo interno ancora di più la secondaria di 2° grado, affinché non restino patrimonio di pochi team, ma diventino prassi che “contagia” il corpo docente nella difficile progettazione quotidiana del percorso di insegnamento-apprendimento.

“Saperi a cui accedere dall’interno, con processi e non con prodotti cristallizzati, focalizzando la loro matrice epistemica, considerati sempre come forme di ricerca, generatrici di conoscenze aperte e implementabili … Apprendistato cognitivo, “Studenti apprendisti”, prima periferici e poi sempre più attivi e propositivi …”. Così ha aperto il convegno la prof.ssa Maura Striano della Università Federico II di Napoli, con idee forti che hanno subito fatto luce su quello che deve essere la strada da percorrere. Le ha fatto seguito la prof.ssa Anna Lepre che, forte della sua lunga esperienza come docente, formatrice e responsabile didattica del Polo SID del Lazio, è entrata nello specifico della tematica, “I colori”, ponendo l’accento sui punti nodali in un’ottica di verticalità e continuità, sui concetti chiave, su idee ed attività trasversali. E per testimoniare come un discorso di continuità verticale non possa prescindere dalla scuola primaria, e per dare prova di cosa può essere fatto in quel segmento scolare, ha dato spazio alla presentazione di un bel lavoro della sua trainer Antonella Marconi, un percorso IBSE su luce, colori e visione, svolto in una classe quarta della scuola primaria. Anna Lepre, poi, è stata anche guida preziosa e coordinatrice di un laboratorio: i componenti del gruppo hanno molto apprezzato le messe in situazione proposte, esempi di approccio IBSE e di didattica laboratoriale, e fatto tesoro di un’esperienza nuova per molti. Tutto questo, unitamente alle altre quattro conferenze tematiche ( “La Fisica dei colori” di Nicola Cavallo – UNIBAS,  “La chimica dei colori” di  Alessandro Lenzi –  Direttore del Museo di Storia Naturale di Rosignano Solvay,   “Il colore nei minerali” di Gabriele Giuli – Università di Camerino,  “Vedere la luce, vedere i colori” di Nicoletta Berardi – Università di Firenze),  tutte ottimi approfondimenti disciplinari, ha suscitato reale interesse nei partecipanti che, non solo hanno espresso pareri positivi sull’andamento della manifestazione,  ma che hanno già dato prova concreta, in alcuni casi, di voler creare relazioni e collaborazioni per mettere in atto  percorsi di continuità verticale, alla luce delle sollecitazioni ricevute.

Ugualmente importante l’intervento appassionato e competente della prof.ssa Brancaccio, della Direzione generale MIUR per gli ordinamenti scolastici e la valutazione, che ha portato al convegno, in anteprima, la rilettura delle indicazioni nazionali per il primo ciclo del 2012, appena conclusa dagli organi del MIUR. Ha, poi, illustrato con forza i pilastri delle indicazioni nazionali dei Licei e le linee guida degli istituti tecnici per mettere in luce le criticità da superare nella pratica didattica della nostra scuola, dato il permanere generalizzato di un approccio eccessivamente “discorsivo” che non aiuta gli studenti a riconoscere e a comprendere il valore sociale della scienza ed il suo ruolo come motore di sviluppo. Tra queste, la scarsa dimestichezza non solo ad affrontare problemi, ma anche a considerarne gli aspetti quantitativi, fondamentali e da considerare gradualmente fin dalla primaria (e qui, inevitabilmente, si innescano i linguaggi e gli strumenti della matematica che, come sottolineato dal prof. D’Alessio dell’UNIBAS nella tavola rotonda finale, sottendono trasversalmente tutti i fenomeni naturali).  “Costruzione e non riproduzione della conoscenza, compiti autentici di adeguata complessità, riflessione e ragionamento … Il laboratorio come metodologia di apprendimento per fare scienza …” “Non esperimenti semplicemente osservati, quasi “magia, gli esperimenti di per sé non garantiscono la significatività;  occorre sempre, invece, un’analisi fondata sul piano epistemologico e psicologico dei concetti scientifici per individuare gli esperimenti più adatti alle varie età”; tanto ha ribadito con chiarezza la prof.ssa Aquilini, vicepresidente nazionale della DDSCI, protagonista della tavola rotonda, che ha anche affermato con forza (e tutti sappiamo quanto sia necessario ed urgente farlo) che bisogna rinunciare all’enciclopedia delle scienze per un apprendimento significativo: puntare, invece, su saperi essenziali e fondanti, adeguati alle strutture cognitive e motivazionali degli studenti. 

In conclusione, pensiamo di poter trarre un bilancio positivo dell’iniziativa, con la speranza di aver contribuito in piccola parte a dare vigore e a diffondere quel cambiamento nell’insegnamento delle scienze da più parti auspicato.

School for Inquiry

 Progetti internazionali, School for Inquiry  Commenti disabilitati su School for Inquiry
Mar 152018
 

News progetto School for Inquiry

School for Inquiry

Il progetto School for Inquiry, finanziato dal MIUR (Titolo 4 DD 1524 ’8/7/2015 leg. 6/2000) operativo negli anni scolastici 2017-2018 e 2018-2019, punta a creare anche in Italia una SCHOOL FOR INQUIRY  (SFI) come CENTRO NAZIONALE E PONTE INTERNAZIONALE per la “formazione sistemica e continua” dei docenti di Scienze all’Inquiry Based Science Education (IBSE).

Sarà realizzato in base ad un accordo quadro tra MIUR, ANISN (soggetto capofila), Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli (SZN) e anche grazie alla collaborazione con partner esterni, tra cui la Fondazione La main à la pâte (Académie des sciences e Ecole normale Supérieure) (LAMAP).

L’IBSE necessita di :

  • Costanti azioni di formazione, supporto e confronto in comunità di pratica con dimensioni sinergiche locali, nazionali e internazionali
  • Utilizzo di risorse didattiche rigorosamente create, testate e condivise
  • Ruolo attivo dei mediatori chiave per la diffusione costante e stabile dell’approccio a scuola
  • Docenti, in formazione continua, sostenuti e accompagnati da esperti e pari con consolidata esperienza e da scienziati aperti a innovazioni didattiche
  • Cooperazioni internazionali declinate con azioni diversificate quali opportunità continue, non legate alla vita di un progetto.

La SFI risponde a queste necessità e sfide con un impianto sistemico, sinergico e multidimensionale costruito in molti anni di specifica esperienza e quindi anche garanzia di concreta sostenibilità nel tempo.

Obiettivi chiave della SFI sono:

  1. Ricerca, sviluppo e diffusione di risorse didattiche sull’IBSE
  2. Formazione di trainers IBSE a livello locale, nazionale e internazionale
  3. Formazione continua IBSE di docenti di Scienze in 10 regioni
  4. Sinergia e sostegno di progetti sull’IBSE
  5. Rafforzamento e creazione di partnership internazionali

Le attività progettuali hanno strategie a breve, medio e lungo termine, target e raggi di azione diversificati (locale, nazionale, internazionale), ma costituiscono un unicum interconnesso con la costante cooperazione internazionale di La main à la pâte.

Il progetto contempla attività per la formazione nazionale di trainers IBSE e docenti di ogni ordine e grado in 10 regioni, seminari internazionali e una scuola estiva.

Seminario “Genome editing & Gene Targeting: i CRISPR ed il loro potenziale genetico”

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Mar 062018
 

Il giorno 26 marzo 2018 alle ore 15.30, presso il Liceo Scientifico “S. Cannizzaro” di Palermo, il prof. Fabio Caradonna dell’Università degli Studi di Palermo terrà un seminario dal titolo:

Genome Editing & Gene Targeting: i CRISPR ed il loro potenziale genetico

Il seminario è rivolto agli insegnanti di discipline scientifiche e agli studenti liceali. Per ragioni organizzative, si chiede di indicare il numero degli alunni partecipanti entro il giorno 20 marzo, indirizzando la comunicazione ad anisnpalermo@libero.it. Agli insegnanti e agli studenti partecipanti sarà rilasciato il relativo attestato.

Locandina dell’evento 

Programma dell’evento

In estate si imparano le STEM (seconda edizione)

 Concorsi, Didattica & Progetti  Commenti disabilitati su In estate si imparano le STEM (seconda edizione)
Feb 012018
 

Il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha attivato un bando per le le istituzioni scolastiche primarie e secondarie di primo e secondo grado, singole o organizzate in reti di scuole, su iniziative volte a promuovere le pari opportunità e a contrastare gli stereotipi di genere nei percorsi scolastici.

Uno degli stereotipi esistenti è quello di una presunta scarsa attitudine delle studentesse verso le discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate esclusivamente attraverso il portale http://www.monitordposcuola.it seguendo la relativa procedura guidata, entro e non oltre le ore 12.00 del 23 Febbraio 2018. Decorso tale termine il portale non consentirà l’invio della candidatura. Nella homepage del portale è disponibile un manuale esplicativo della procedura.

Per saperne di più: http://www.pariopportunita.gov.it/bandi-e-avvisi/seconda-edizione-del-bando-in-estate-si-imparano-le-stem/

SID – programmi 2017-2018

 Programma SID  Commenti disabilitati su SID – programmi 2017-2018
Dic 052017
 

In questa pagina sono raccolti i piani formativi del programma SID (“Scientiam inquirendo discere“) relativi all’anno scolastico 2017-2018. 
Maggiori informazioni alla pagina http://www.anisn.it/nuovosito/scientiam-inquirendo-discere-sid/

Programma SID Polo Veneto 2017 – 18
Programma SID Roma 2017-2018
Programma SID NAPOLI 2017-18
Programma SID Sardegna 2017-2018
Programma SID Firenze 2017-2018
Programma SID Basilicata 2017-2018
Programma SID Milano 2017-2018