Giorgio Bianchini

Insegnare e apprendere le scienze con l’IBSE – Inquiry Based Science Education

 Didattica & Progetti, Programma SID  Commenti disabilitati su Insegnare e apprendere le scienze con l’IBSE – Inquiry Based Science Education
Set 102017
 

“INSEGNARE E APPRENDERE LE SCIENZE CON L’IBSE – corsi IBSE-ANISN”  2017-2018

Sono stati pubblicati su piattaforma S.O.F.I.A. i corsi di formazione IBSE per il Programma IBSE-ANISN 2017-2018.

Per prendere visione dei corsi  programmati ed eventualmente iscriversi, bisogna accedere al catalogo della piattaforma SOFIA, all’indirizzo https://governance.pubblica.istruzione.it/PDGF, e digitare nel motore di ricerca dei corsi il codice 15 (Identificativo del corso “INSEGNARE E APPRENDERE LE SCIENZE CON L’IBSE”) oppure i singoli identificativi indicati nel quadro generale.

Il criterio di ammissione ai corsi sarà l’ordine cronologico delle iscrizioni.

Di seguito il quadro generale e i programmi delle singole edizioni.

Quadro generale
Programmi edizioni

A proposito di Open Data e del PNSD

 @nisninforma, La nuova scuola  Commenti disabilitati su A proposito di Open Data e del PNSD
Set 012017
 

ASOC 2016-17: La Sardegna diventa “Best practice”

Da un contesto locale ad una consapevolezza Europea con ASOS e il progetto sul Porto “Janna de Mare”

Costantina Cossu
Ambassador Scientix Italy, Istituto Istruzione Superiore E Fermi, Alghero (SS)
c.tina@tiscali.it

Introduzione

Partendo dal presupposto che l’accesso ad Internet sia un diritto fondamentale della persona in quanto dimensione essenziale per la società, per la crescita, il libero confronto e condivisione della conoscenza. mi domando ma la scuola è nelle condizioni di istituire percorsi di “cittadinanza digitale”?. Percorsi e progetti per educare i giovani all’uso positivo e consapevole dei media e di internet? Percorsi di information literacy, di lettura, scrittura e collaborazione in ambienti digitali ? Dopo l’esperienza ASOC che parte dalla conoscenza e analisi degli Open Data, rispondo si, perché ha permesso la comprensione e l’uso dei dati facendo riferimento all’open government, al monitoraggio civico e al data journalism.

Cos’è ASOC?

ASOC è l acronimo di “A Scuola di Open Coesione” il progetto innovativo di didattica sperimentale rivolto alle scuole secondarie superiori di ogni tipo, che promuove principi di cittadinanza attiva e consapevole realizzando attività di ricerca e monitoraggio civico dei finanziamenti pubblici attraverso l’impiego di innovative tecnologie di informazione, comunicazione e Data Journalism, lo sviluppo di competenze digitali e l’uso dei dati in formato aperto (Open Data), per aiutare gli studenti a conoscere e comunicare, con l’ausilio di tecniche informatiche, statistiche e giornalistiche, come le politiche pubbliche, e in particolare le politiche di coesione, intervenendo nei luoghi dove vivono.

I numeri

L’edizione 2016-2017 ha visto una crescita esponenziale con la partecipazione di ben 196 scuole, con circa 5.000 studenti, 350 docenti e con la collaborazione attiva di 30 antenne Europe Direct e di 60 Associazioni “Amici di ASOC”.

Anno Scuole Studenti Docenti Antenne Europe Direct Associazioni
2016/17 196 5000 350 30 60
2015/16 120 2500 150 28 63
2014/15 86 1000 90 np np
2013/14 7 150 9 np np

La community delle scuole ASOC si è notevolmente accresciuta nel tempo. Un patrimonio di esperienze e conoscenze dove interagiscono studenti e docenti che hanno partecipato alle precedenti edizioni di ASOC, referenti Europe Direct, esponenti delle Associazioni, esperti di politiche di coesione, monitoraggio civico, open data, comunicazione e la società civile.

I riconoscimenti

Il progetto ASOC è citato nel Piano Nazionale Scuola Digitale del MIUR come buon esempio di progetto di monitoraggio civico e data-journalism in grado di implementare l’uso attivo delle dinamiche tecnologiche e online.

ASOC, inoltre, ha ricevuto ampio risalto come best practice internazionale per l’utilizzo degli open data in ambito didattico nel volume “Open Data as Open Educational Resources”, pubblicato online da Open Knowledge Foundation (OKFN), la fondazione internazionale non profit che promuove l’accesso libero alla conoscenza attraverso l’apertura dei dati e delle informazioni.

A Scuola di OpenCoesione è anche al centro di due importanti ricerche: una condotta dall’Università Cattolica di Milano nell’ambito del Laboratorio sulla valutazione delle politiche IMPACT e finalizzata a misurare la civicness degli studenti come insieme di competenze utili all’esercizio della cittadinanza attiva, e una promossa da Open Government Partnership e realizzata da Parliament Watch Italia, dedicata a OpenCoesione e alle iniziative correlate A Scuola di OpenCoesione e Monithon.

Cosa si impara con A Scuola di OpenCoesione?

Il percorso didattico

ASOC unisce educazione civica, competenze digitali, storytelling, competenze trasversali quali sviluppo di senso critico, problem-solving, lavoro di gruppo e abilità interpersonali e comunicative per produrre narrative d’impatto a partire dai dati sugli interventi finanziati dalle politiche di coesione.

Il percorso didattico è articolato in 5 lezioni, una visita di monitoraggio civico, la partecipazione attiva all’evento internazionale Open Data Day, un evento pubblico finale. La didattica prevede modalità di fruizione di contenuti online (tipo MOOC) e lavoro di gruppo project-based attraverso l’utilizzo di tecnologie, strumenti di condivisione online, blog, social network (figura 1).

Nell’edizione 2016-2017, le scuole hanno potuto scegliere di utilizzare il percorso didattico ASOC come contenuto delle attività di alternanza scuola-lavoro.

Fig.1 – Le fasi del percorso didattico.

Janna de Mare

Gli alunni della classe 3°A ad indirizzo tradizionale del Liceo Scientifico Enrico Fermi di Alghero si sono occupati del Porto, elemento indispensabile per lo sviluppo economico del territorio. Hanno chiamato il loro progetto Janna de Mare, in italiano “porta del mare”: hanno analizzato i lavori di completamento e razionalizzazione del porto di Alghero, programmati da Aprile a Luglio 2015 e mai realizzati. Con caparbietà sono andati a  ricercare le ragioni del mancato inizio dei lavori cercando di coinvolgere le istituzioni politiche a livello locale e regionale e tutta la collettività.

Alghero è una meravigliosa città che fonda la propria economia sul turismo, perciò, per migliorare questo aspetto, in un periodo di crisi come quello attuale, abbiamo scelto di orientare la nostra ricerca sul potenziamento dei traffici marittimi. E’ un argomento molto dibattuto dai giornali locali e caro ai cittadini, perché garantirebbe il disgelo dell’economia locale incrementando l’indotto. Dalle ricerche fatte su internet e grazie ad tanti incontri con enti locali, il loro team Janna De Mare ha scoperto la storia travagliata di questo progetto, che va avanti da molti anni senza alcun risultato. Ne hanno ricostruito tutto l’iter coinvolgendo in modo attivo tutta la comunità.

https://www.youtube.com/watch?v=fEcjoukTVwE
http://www.ascuoladiopencoesione.it
http://www.sardegnaprogrammazione.it/index.php?xsl=1384&s=321831&v=2&c=7455&vd=1

FISV Days

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Ago 182017
 

La FISV (Federazione italiana Scienze della Vita) organizza due interessanti iniziative: i FISV days  a Roma e a Torino ed il  progetto:presenta il tuo lavoro di gruppo in cui  è prevista la partecipazione  di scuole di tutta Italia

 I FISV Days sono giornate formative e di divulgazione scientifica organizzate dalla Federazione Italiana Scienze della Vita (FISV), che raccoglie 14 Società Scientifiche affiliate con oltre 5000 scienziati operanti nel campo delle Scienze della Vita (www.fisv.it).  Si articolano in una serie di mini conferenze, della durata di 15 minuti ciascuna, tenute da relatori di elevato spessore scientifico provenienti da Università ed enti di ricerca italiani. I FISV Days sono rivolti agli studenti dal IV anno delle Scuole Superiori in poi e, in generale, coinvolgono un pubblico di “non addetti ai lavori” affrontando in modo semplice e facilmente accessibile i temi più dibattuti nell’ambito delle Scienze della Vita. La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti previa prenotazione, che può avvenire inviando un’ e-mail a  segreteria@fisv.org entro il 15 ottobre 2017.

Le Scuole che aderiscono ai FISV Days potranno presentare un lavoro di gruppo, da realizzare attraverso un breve video, su un argomento da scegliere tra le seguenti tematiche:

FISV Days Roma

  1. Riusciremo a vincere la guerra contro il cancro?
  2. Scusa, mi correggi il genoma?

FISV Days Torino

  1. ll doping e i rischi per la salute
  2. Cibo sano, sicuro e per tutti

I video più rappresentativi saranno premiati durante i FISV Days e pubblicati sul sito web dell’evento.

I video dovranno essere inviati a: segreteria@fisv.org entro il 30 ottobre 2017.

Per conoscere le modalità di presentazione dei video e consultare le schede di approfondimento per facilitare il lavoro di gruppo, visitate la pagina dedicata:

http://ww.fisv.org/fisv-days-2017

Per ulteriori informazioni:

Coordinamento Rapporti con le Scuole Donatella Capone – donatella.capone@fisv.org

Locandina

Modulo adesione

FieraDidacta Italia

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Ago 182017
 

Si terrà presso la Fortezza da Basso a Firenze, dal 27 al 29 settembre 2017, FieraDidacta Italia, la prima edizione italiana di Didacta International, il più importante appuntamento fieristico dedicato all’istruzione che si tiene in Germania da oltre 50 anni. La Fiera avrà una parte espositiva, ma ci saranno anche momenti di formazione e workshop per gli insegnanti. Docenti, dirigenti scolastici e operatori del settore potranno accedere non solo agli spazi espositivi, visitando i numerosi stand delle aziende leader della filiera scolastica, ma anche al ricco programma di workshop curati dall’INDIRE – partner scientifico di Fiera Didacta Italia – e tenuti nelle sale modulari all’interno dei padiglioni.

Fiera Didacta è inserita dal MIUR tra gli eventi previsti dal piano pluriennale di formazione. Per i docenti o dirigenti scolastici interessati al programma degli oltre 85 workshop, Didacta ha appositamente creato una sezione docenti in cui approfondire l’offerta formativa dell’evento. È possibile partecipare scegliendo fra due percorsi formativi:

Percorso IUL-Didacta, che consente di ottenere il riconoscimento di 1 CFU (crediti formativi di livello universitario) frequentando 3 workshop e usufruendo della formazione a distanza e dell’assistenza dei tutor di IUL. A questa modalità formativa è possibile iscriversi anche con la Carta del Docente.

Percorsi di Formazione Docenti in Servizio, che consente di ottenere UFC (unità formative certificate), frequentando 4 workshop del programma.

L’ANISN e le Olimpiadi delle Scienze Naturali partecipano a FieraDidacta con un intervento tenuto giovedì 28 settembre dal Responsabile Nazionale Prof. Vincenzo Boccardi  e dagli Alumni (ex partecipanti alle Olimpiadi) Francesca Corti e Simone Potenti.

Per saperne di più

http://fieradidacta.indire.it/

Geosciences: a tool in a changing world

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Ago 182017
 

A Pisa dal 4 al 6 settembre 2017 si terrà il 2° Congresso congiunto di: Società Italiana di Mineralogia e Petrografia, Società Geologica Italiana, Associazione Italiana di Vulcanologia e Società Geochimica italiana.

La sessione P39 “Geoscienze a scuola 2017” si rivolge a insegnanti e ricercatori che vogliono mantenere attiva la sinergia tra scuola e università, musei ed enti di ricerca per far crescere nelle nuove generazioni la sensibilità per l’ambiente e il territorio. Con questo fine, la sessione è dedicata a presentare e discutere approcci e metodi innovativi, anche comprendenti l’impiego di tecnologie digitali, per l’insegnamento delle Scienze della Terra nelle scuole secondarie e per la divulgazione scientifica. La sessione presenterà esperienze di percorsi didattici su argomenti di Scienze della Terra, in particolare derivanti dalla collaborazione tra scuola, università, musei di storia naturale e enti di ricerca ed esempi di buone pratiche nella formazione per insegnanti di scienze. Per tutti gli insegnanti e i ricercatori, in particolare coloro che sono stati coinvolti nel Programma Nazionale Lauree Scientifiche per la geologia, questa sarà l’occasione di presentare e discutere le esperienze e i risultati ottenuti.

Per gli insegnanti la partecipazione alla sessione “Geoscienze a scuola 2017”, che si terrà nel pomeriggio di mercoledì 6 settembre, è gratuita.

È sufficiente registrarsi dal sito del congresso: http://www.geosciences.it/pisa2017/index.php
Ci si può iscrivere anche attraverso la  piattaforma SOFIA.

L’Italia alle IBO 2017

 Olimpiadi & Giochi, Olimpiadi Internazionali di Biologia – IBO  Commenti disabilitati su L’Italia alle IBO 2017
Lug 302017
 

Al termine di un’intensa settimana, densa di cerimonie, visite guidate, eventi, prove pratiche e teoriche, si è conclusa la 28esima edizione delle Olimpiadi Internazionali di Biologia (IBO), che quest’anno si sono tenute presso l’Università di Warwick a Coventry (Regno Unito).

Più di 60 squadre di ragazzi, da altrettanti Paesi diversi del mondo (dal Sudafrica all’Islanda, dal Giappone al Portogallo…) hanno preso parte alla manifestazione, in cui i partecipanti si sono cimentati in tre prove pratiche (Biochimica, Fisiologia dello Sviluppo e Botanica) e due prove teoriche che, con 92 quesiti, spaziavano su un grande numero di argomenti della Biologia: optogenetica, ecologia, evoluzione, etologia, fisiologia animale e vegetale, solo per nominarne alcuni.

La delegazione italiana era composta dalla squadra dei quattro studenti (vincitori della Fase Nazionale delle Olimpiadi delle Scienze Naturali – Triennio Biologia) Mariastella CasconeMarco MagnoJacopo Del Deo e Luca Fusar Bassini, e dai membri della giuria Isabella MariniAnna Pascucci e Giorgio Bianchini.

Mentre i ragazzi, affidati a Keith Chester Dacanay (guida del team italiano e di quello neozelandese), erano impegnati in varie attività culturali, i giurati di tutto il mondo si sono occupati di tradurre dall’inglese (lingua ufficiale) le prove che sono poi state affrontate nei giorni seguenti dagli studenti.

In questo ambiente molto competitivo, la squadra italiana è riuscita ad ottenere tre medaglie di bronzo (Jacopo, Mariastella e Marco) e una menzione di merito (Luca).

Ma, al di là dei risultati tangibili, quello che si porta a casa è molto di più: l’aver passato una settimana in un ambiente stimolante, di competizione sana, con persone provenienti da tutto il mondo, è un’esperienza di arricchimento culturale e personale impareggiabile: i rapporti che si creano hanno il potenziale, se alimentati opportunamente, di durare molto a lungo. L’augurio per i ragazzi è quindi quello di riuscire a portare sempre con sé un pezzetto di questa esperienza, di rimanere in contatto, di continuare questi scambi anche al di fuori dell’ambiente della manifestazione.

Le IBO sono un successo perché sono il risultato, tra alti e bassi, di una cooperazione internazionale che dura ormai da quasi trent’anni: la possibilità di conoscere davveropersone che provengono da culture e impostazioni diverse, senza il filtro dei mezzi di comunicazione, consente di apprezzare il fatto che, se collaboriamo tutti insieme, possiamo realmente ottenere grandi risultati di cui beneficiare tutti.

Il confronto tra i diversi modi di insegnare le Scienze nei vari Paesi, che si è svolto, oltre che con le prove, con la “Education session” (in cui i membri della giuria raccontano l’approccio del loro Paese all’insegnamento delle Scienze), è un’opportunità unica per presentare i successi della scuola italiana e per prendere spunto dalle storie di quelli del resto del mondo.

L’Italia partecipa alle IBO dal 2008 grazie all’impegno dell’infaticabile squadra dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali, che organizza le Olimpiadi delle Scienze Naturali a livello regionale e nazionale, e al supporto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dell’Università Humanitas di Milano e della casa editrice Zanichelli.

La 29esima edizione delle IBO si terrà il prossimo anno, dal 15 al 22 luglio, a Teheran, in Iran.

Nella foto, da sinistra a destra, Giorgio Bianchini, Luca Fusar Bassini, Keith Chester Dacanay, Jacopo Del Deo, Mariastella Cascone, Marco Magno, Isabella Marini e Anna Pascucci.

Le Montagne-Isole: la storia delle Dolomiti

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Lug 012017
 

Questo articolo, di Luisa Kustermann, è stato pubblicato sul numero 56 della rivista dell’ANISN “LE SCIENZE NATURALI NELLA SCUOLA”.

Nel luglio 2012 ho trascorso sei giorni speciali sulle Dolomiti Occidentali. Con diverse colleghe dell’ANISN del Lazio e con la guida del prof. Maurizio Parotto e del prof. Roberto Mazza, ed il fondamentale supporto alla preparazione delle lezioni in video di Silvana Mora, abbiamo potuto ricostruire la storia geologica della nascita e dell’evoluzione fino ad oggi di queste straordinarie montagne.

Nel nostro viaggiare su e giù tra cime e valli abbiamo sperimentato un modo diverso di vedere e di osservare, con una attenzione particolare alla forma del paesaggio che rappresenta la prima chiave di lettura per sostituire ad una conoscenza superficiale e frammentaria di un territorio, molto frequentato soprattutto per soggiorni di vacanza, una comprensione più organica degli eventi geologici succedutisi nel tempo, che sono anche una parte importante della Storia della Terra. Per questo oggi le Dolomiti sono riconosciute dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”.

E’ qui infatti che si trovano le testimonianze più antiche, a partire dall’era Paleozoica, tra i 500 e i 300 Ma fino ad oggi. E’ qui che le rocce consentono la ricostruzione degli eventi che le hanno formate; e’ qui, 251 Ma fa, tra il Permiano superiore e il Triassico, che i fossili danno una continua testimonianza della più grande estinzione dei viventi (fino al 90 %) e di una nuova ripresa della vita; è qui che le Dolomiti conservano scogliere, scarpate e atolli fossili a testimonianza della loro origine di isole in un mare tropicale; è qui che le imponenti eruzioni vulcaniche hanno consentito all’inizio dell’800 di superare teorie più antiquate sull’origine della Terra; è qui che parte della storia della Terra, dalla Pangea ad oggi, si vede,si tocca, si comprende. Il tutto in quello scenario splendido di vegetazione, colori, cime ardite e imponenti, di ombre e luci, di torrenti, sorgenti, sentieri e silenzi che rappresentano il fascino ineguagliabile di questi luoghi.

Al termine dell’esperienza, le foto ed i campioni raccolti sono stati oggetto di una ricostruzione presentata ai colleghi nella sede dell’ANISN di Roma attraverso un CD, con l’illustrazione dei diversi itinerari sulle Dolomiti nei vari giorni del nostro viaggio. Vorrei presentare una essenziale testimonianza di quanto abbiamo visto e vissuto, lasciando, a chi fosse più interessato, di richiedere copia del CD alla direzione dell’ANISN del Lazio.

Il criterio seguito in questa difficile sintesi di una esperienza lunga sei giorni è stato:

  • Un itinerario facilmente riconoscibile.
  • La scelta di alcune foto prese durante i nostri spostamenti e di disegni che fossero particolarmente significativi.
  • L’interpretazione di quanto osservato attraverso la ricostruzione degli eventi accaduti nel tempo.

La lettura quotidiana dei nostri vari percorsi è avvenuta con la guida dei nostri Proff ed un riferimento costante: la colonna stratigrafica delle Dolomiti occidentali che, nelle nostre escursioni quotidiane, si è via via srotolata sotto i nostri occhi a partire dalle testimonianze più antiche.

Colonna stratigrafica

Le testimonianze più antiche nella Pangea

Un itinerario ampiamente esplorato è il percorso che da Fiera di Primiero, nostro punto di partenza, sale lungo il Torrente Cimon verso S. Martino di Castrozza, il Passo Rolle e il Monte Tognola.

Primo itinerario

Ed è al rifugio sul Monte Tognola (2405 m) che troviamo le rocce più antiche, di 300Ma che formano dei rilievi tondeggianti. Sono le filladi, rocce metamorfiche che si presentano come scisti di colore verdastro, plastiche e facilmente alterabili (foto 1).

Foto 1

Il panorama di fronte a noi è splendido: il Cimon della Pala, la Rosetta, la Pala di S. Martino, Sass Maor, (tempo permettendo!). Lungo la via del ritorno, abbiamo incontrato paesaggi diversi: oltre alle filladi, visibili in più punti, si trovano alcuni domi granitici. In prossimità del Passo Rolle troviamo altre rocce completamente diverse: sono grandi spessori di porfido quarzifero di origine effusiva, come si vede nella foto 2. Queste alte pareti di porfido sono usate dai Vigili del fuoco per le loro esercitazioni.

Foto 2

Siamo in grado ora di ricostruire una prima parte degli eventi accaduti in questa area con l’aiuto dei disegni e delle spiegazioni del Prof Parotto e comprendere la prima parte della colonna stratigrafica.

Dopo il cambriano le terre emerse si uniscono formando la Pangea (disegno 1 e 2)

Le filladi sono rocce metamorfiche formate ad una profondità di 4-5 km e ad una temperatura di 400°-500° e sono testimonianza del basamento metamorfico delle Dolomiti, risalente all’era paleozoica dell’antica Pangea (300 Ma circa). Dal basamento emergono domi di granito, per la presenza di filoni di materiale vulcanico di origine intrusiva, che con l’erosione delle filladi sono visibili in più punti, come accade lungo il torrente Vanoi (vedi itinerario 1), che scorre avendo a destra il granito e a sinistra le filladi.

Gli eventi successivi si comprendono osservando il disegno 3: all’inizio dell’apertura dell’Oceano Tetide, con la distensione crostale della Pangea, inizia un vulcanismo molto attivo che lascia in un’area di 2000 km2 notevoli spessori di porfido quarzifero, come quello già visto nella Foto 2, che raggiungono anche i 2000 m di altezza, come accade nella caldera di Bolzano. Possiamo cominciare a comprendere ora la prima parte della colonna stratigrafica, a partire dal basamento Paleozoico e procedere nell’osservazione.


Su questi materiali in tutto il percorso tra il passo Rolle, S. Martino di Castrozza e Fiera di Primiero abbiamo potuto osservare sulle montagne intorno a noi, paesaggi più dolci per la presenza di notevoli spessori di sedimenti alluvionali di colore rosso, dette Arenarie della Val Gardena (AVG) (Foto 3).

Foto 3

Le testimonianze finora osservate sono alla base di molti rilievi dolomitici. Cerchiamo di interpretare quanto abbiamo osservato (disegno 4)


Al termine dell’attività vulcanica riprende l’erosione per la presenza dei corsi d’acqua che demoliscono i rilievi vulcanici e formano vaste aree pianeggianti prossime al mare. Siamo nel Permiano, tra i 270-260 Ma, in un clima arido e desertico ad una latitudine tra il Tropico e l’equatore. I numerosi detriti alluvionali formano le Arenarie della Val Gardena di color rosso con presenza di fossili.

Una prima parte della nostra colonna stratigrafica ideale di pag.2 è stata ricostruita.

Ho pensato ad un mezzo didattico che consentisse un facile montaggio e smontaggio degli elementi essenziali di questa colonna in una forma semplificata, ricostruendola con la sovrapposizione di strati di blocchetti di “lego” (principalmente quelli più grossi usati dai bambini più piccoli) che, con i loro colori diversi, presentano il vantaggio di rappresentare sia campioni diversi di rocce, sia il loro significato come testimoni nel tempo di una storia lunga e complessa.

Mi è sembrato questo uno strumento agile, per rendere più facile la ricomposizione delle tappe fondamentali della nascita e della crescita delle Dolomiti, a chi volesse proporla ai propri studenti. Se si ha l’occasione di andare sul posto si possono affiancare ai campioni di roccia via via raccolti, i pezzi di lego che li rappresentano e le foto dei luoghi da cui provengono i campioni, per una ricostruzione cronologica della colonna stratigrafica, mentre da lontano la si può proporre come simulazione. Una esperienza anche parziale può essere comunque interessante. Questa prima parte della nostra ricostruzione con i “lego”è riportata nella Foto 4, dove il basamento è rosso, le filladi sono gialle e verdi, i porfidi quarziferi sono rossi e il pongo rosso rappresenta i filoni di materiale vulcanico, emersi come domi granitici.

Foto 4

Continua la storia: protagonista assoluto il mare

I nostri percorsi di esplorazione proseguono: siamo ancora in prossimità del Passo Rolle dove, in una cava possiamo osservare sulle AVG spessori di calcari scuri e di gessi che si presentano ondulati, come si vede nella Foto 5.

Foto 5

Queste formazioni indicano la presenza di un mare poco profondo che lascia sedimenti di diverso tipo.

E’ sempre con l’aiuto dei disegni del Prof. Parotto (disegno 5) che possiamo comprendere meglio quanto è accaduto: l’antico continente comincia ad essere invaso dal mare da Est, tra i 260-255 Ma.

Si formano lagune con fondali più o meno bassi, con forte evaporazione e si depositano grandi quantità di minerali, principalmente di gesso, che ricoprono le AVG. Il mare, in un clima caldo e ricco di vita, continua ad avanzare e sui gessi si depositano calcari e materiali organici come alghe, spugne, coralli, che si ritrovano come resti fossili e formano i calcari neri a Bellerophon, (fossile di nautilus che precede la comparsa delle ammoniti). Questi materiali sono plastici e appaiono ondulati per effetto dei fenomeni di sollevamento e compressione dovuti ad una spinta da Sud verso Nord. (Lungo il percorso stradale si trovano utili cartelli esplicativi).

Se ora si osserva il paesaggio intorno a noi, queste formazioni ondulate di gessi e calcari neri, si vedono bene alla base di molte montagne, e sono sovrastate da grandi spessori di strati più regolari. Il mare quindi continua a lasciare tracce degli eventi che si sono succeduti nel tempo, con i suoi sedimenti.

Possiamo osservare queste formazioni nella immagine successiva (foto 6)

Questo lungo periodo che inizia alla fine del Permiano (252 Ma) è la testimonianza di un golfo ad Est che si approfondisce (disegno 6) mentre il mare avanza e si ritira più volte per effetto di fenomeni di subsidenza.

Sugli strati dei gessi e calcari a Bellerophon si accumulano strati regolari, ben visibili nella loro alternanza di colori diversi, ricchi di calcari, arenarie, argille, dolomie e fossili marini fino a 245 Ma, durante l’era mesozoica. Questa successione prende il nome di Werfen.

La corrispondente ricostruzione con il lego è nella (foto 7), dove il bianco rappresenta i gessi, il nero i calcari a Bellerophon e il verde gli spessori dei depositi calcarei del Werfen.

Secondo itinerario

Continua la nostra esplorazione guidata per un lungo giro. Aggiriamo il gruppo delle Pale di S.Martino, osservate finora, per andare dal lato opposto, alle Dolomiti di Ortisei, seguendo il secondo itinerario: da Fiera di Primiero, S. Martino, Predazzo, Moena, bivio di Canazei, Ortisei, fino alla funivia del monte Seceda.

La vista del Monte Seceda di fronte a noi e delle Odle dietro, riportata nella Foto 8 mette bene in evidenza le formazioni che abbiamo già osservato dall’altro lato delle Dolomiti, dalle AVG fino alla lunga formazione di Werfen a cui dobbiamo aggiungerne altre, sempre di sedimenti marini.

Foto 8

Sono strati compatti e di colore più uniforme di calcari e dolomie, della formazione detta di Contrin, diffusa in molte altre cime dolomitiche come il Cimon della Pala e la cima della Rosetta, ed è dovuta ad una tettonica distensiva. A questa seguono sottili strati di materiale argilloso, formatisi in un mare più profondo, detti di Livinallongo. Continua la storia delle Dolomiti, non più con l’accumulo di sedimenti regolari, sul fondo di un mare più o meno profondo, ma con la costruzione di scogliere e scarpate, di calcari e dolomie e di piattaforme in un mare costiero, dove possono proliferare coralli, alghe, spugne ed altro. E qui abbiamo occasione di mettere a confronto almeno due tipologie diverse di sviluppo delle sommità delle Dolomiti: cime aguzze e fianchi ripidi, come le Odle, o forme tozze e larghe come il Sella, che sono il risultato di un modo diverso di crescere, secondo le variazioni del livello del mare durante fasi tettoniche diverse. Saliamo ora sulla cima del Monte Seceda e possiamo osservarle entrambe: siamo sulla piattaforma di una antica laguna e di fronte a noi dominano le Odle a sinistra e di fronte il Sella.

Foto 9

La storia delle Odle (Foto 9) Inizia nell’era Mesozoica, ed è il risultato di una competizione tra una rapida crescita delle scogliere coralline (aggradazione), in un ambiente caldo e ricco di vita, e l’emersione delle scogliere stesse, in un mare che avanza e si ritira in un susseguirsi di ingressioni marine e subsidenze, di emersione ed erosione, sollevamento, e deposizione di abbondanti calcari e dolomie. I fianchi così inclinati corrispondono alle scarpate sottomarine che scendono verso il mare più profondo. Questo in un lungo periodo che va dai 250 ai 235 Ma.

L’altra forma è quella del Sella. (Foto 10)

Foto 10

Qui la competizione con il mare ha avuto una storia diversa. La formazione di Contrin si rompe in più punti, alcune parti emergono e subiscono l’erosione. Inizia una lunga subsidenza e le zone a pelo dell’acqua vedono la crescita di coralli, alghe e grandi quantità di carbonato di calcio, fino a quando la subsidenza diminuisce e la scogliera si espande lateralmente (progradazione) secondo linee di andamento della crescita dette clinostratificazioni, determinando la caratteristica forma a “panettone” del Sella, del Sasso Lungo e del Sasso Piatto. Si forma la dolomia dello Sciliar, ambiente di scogliera e di scarpata esterna e di una grande piattaforma carbonatica interna: questa fase è detta Ladinica. (Foto 11)

Foto 11

Tutto questo è riscontrabile nella colonna stratigrafica di pag. 2 con i nomi delle rispettive fasi e si può riprodurre anche con i “lego” aggiungendo altri strati a quelli precedenti, come nella Foto 12 dove sul verde più chiaro del Werfen, quello più scuro indica il Contrin, mentre il verde pistacchio è il Livinallongo e l’azzurro la dolomia dello Sciliar del periodo Ladinico.

Foto 12

Ed è durante il Trassico, da 240 Ma che il progressivo abbassamento del mare, fino a 1000 m, è compensato dalla rapida crescita di scogliere e scarpate esterne, mentre la disomogeneità dei fondali favorisce la formazione di quell’arcipelago di isole, atolli e lagune dove proliferano gli organismi marini in un clima tropicale, circondati da un mare profondo, che costituisce la base delle attuali Montagne-Isole.

Nuovo protagonista il vulcanismo

Con le vulcaniti, che sono le ultime a comparire come si vede già nello schema della foto 11, si apre un nuovo capitolo della nostra storia: inizia una intensa attività vulcanica con la produzione di rocce intrusive come il granito ed effusive, come pllow-lava, basalti e tufi che ricoprono le formazioni precedenti in vaste aree. Infatti l’apertura dell’Oceano Tetide continua, e il magma in parte solidifica all’interno della Terra e in parte, come filoni, risale fino alla superficie. Ed è proprio a Predazzo, poco prima dell’ingresso del paese, in un’area di sosta, che possiamo osservare grandi spessori di granito, riemerso dopo l’erosione degli strati superiori, e che, nei punti di contatto con il calcare, lo ha metamorfosato in marmo (Foto 13).

Foto 13

In altre zone, come nelle pale di S. Martino, sono i filoni basaltici che, per il loro colore scuro, si distinguono bene quando attraversano le Arenarie della Val Gardena e il Werfen, ad aver trasformato il calcare in marmo,come si vede al passo Rolle.

Foto 13 bis

Tra i tanti esempi di questa intensa e lunga attività vulcanica posiamo ricordare i basalti colonnari del Lago di Carezza.

Una attenzione particolare meritano le osservazioni e gli studi fatti nel 1820 dal Conte Pencati, un appassionato conoscitore della geologia di questi luoghi, su questi filoni di marmo cotti dal granito, scoperti a Canzuccoli, vicino a Predazzo per dimostrare la presenza di un vulcanismo successivo alla lunga fase di depositi marini. Siamo in un periodo di acceso confronto scientifico tra teorie diverse della storia della Terra, quando la teoria più accreditata era quella del Nettunismo, secondo cui da un oceano primordiale si sono formati, in una rigida successione di eventi,il granito, gli scisti, i basalti e infine i calcari di origine marina. Le ricerche del Conte Pencati furono determinanti per dare credito alla teoria del Plutonismo, per cui i graniti erano dovuti alla solidificazione di masse fuse provenienti dall’interno della Terra, in epoche diverse. Il calcare metamorfosato in marmo è chiamato predazzite, mentre il granito è chiamato monzonite. Le testimonianze di questa interessante storia si trovano nel Museo Geologico di Predazzo.

La sequenza è visibile nella fig.2 della colonna stratigrafica e nella nostra rappresentazione con il lego, dove è evidente il lungo filone vulcanico in pongo e il lego rosso che ricopre le formazioni precedenti (Foto 14).

Foto 14

Circa 230 Ma fa, nella fase finale del vulcanismo, mentre inizia lo smantellamento dei vulcani, più facilmente erodibili del calcare, i nuovi movimenti tettonici provocano l’emersione e la frammentazione di diversi blocchi di scogliera e delle piattaforme carbonatiche ladiniche. Si determinano le condizioni adatte alla crescita di nuove scogliere e di nuove piattaforme. Questo periodo è caratterizzato da scarsa subsidenza, modesta crescita in altezza e forte progradazione a differenza (degli eventi geologici succedutisi nel tempo) del periodo ladinico precedente. Il Sella, Sasso Lungo, Sasso Piatto, le Pale di S. Martino sono cresciute in questo modo. Si forma la dolomia di S. Cassiano del periodo Carnico: questa dolomia contiene spesso grosse brecce derivanti dallo smantellamento delle scogliere precedenti.

La fine delle isole coralline e la nascita delle Montagne-Isole: le Dolomiti
Da isole coralline a montagne del centro Europa Da Isole a Montagne

Intorno a 228 Ma, mentre l’apertura dell’Oceano Tetide prosegue, e le maree entrano nei fiumi, l’erosione continua e le zone di mare che circondano le scogliere si ricoprono di calcari e fanghi calcarei in grandi quantità, anche per spessori di centinaia di metri: le condizioni di vita diventano più difficili e gli organismi marini via via scompaiono per la scarsità di ossigeno. Si forma una vasta pianura fangosa abitata dai primi dinosauri le cui impronte si riconoscono sulle rocce dolomitiche. Si forma una nuova dolomia, detta Dolomia Principale, del periodo Norico. Lentamente tutta la regione sprofonda nel mare, anche per migliaia di metri e le isole coralline scompaiono. Il Colle della Campanella, su cui troviamo foraminiferi e ammoniti, è testimone della presenza di un mare profondo. Siamo alla fine del Triassico: la storia della crescita delle Dolomiti Occidentali, intorno alle quali è ruotata la nostra esplorazione durata sei giorni, termina qui, quando le future montagne completano la loro crescita con la dolomia principale.
Abbiamo cercato di interpretare le parti principali della nostra colonna stratigrafica di Pag.2 ed anche la sua ricostruzione con i lego è completa con la dolomia di S. Cassiano di colore arancione, le scogliere carniche beige e la dolomia principale rappresentata in modo simbolico dalle cime verdi appuntite (Foto 15).

Foto 15

Nella gola di Bletterbach vicino a Bolzano, si può ripercorrere in un unico spazio, la sequenza geologica dai porfifìdi quarziferi fino alla formazione di Werfen con una escursione geologica piuttosto impegnativa, e visitare il Geoparco di Aldino e Redagno ricco di filmati e cartelloni esplicativi e proposte didattiche.

Le Montagne – Isole: le forme del paesaggio oggi

Dobbiamo attendere la fine del Cretacico, 65 milioni di anni fa, quando l’Oceano Tetide inizia a chiudersi per la spinta della placca Africana contro quella Europea, perché le antiche isole, ora Dolomiti, lentamente riemergano dal mare fino alle altezze attuali con la straordinaria particolarità di lasciare inalterate le sequenze dei depositi originari. La spinta verso Nord e una lenta deformazione tettonica le fa scivolare verso sud e montare sulle Vette Feltrine secondo la linea della Val Sugana. La loro storia continua ad Est verso Belluno con le Vette Feltrine, e poi con gli Appennini.

Siamo arrivati ad oggi, nella fase finale di questo ciclo geologico. Inizia ora la fase che è tuttora in atto: la costante e lenta demolizione di queste montagne, cioè la gliptogenesi, come nel Sella, le cui pareti sono verticali perché scalzate alla base dalla erosione delle rocce più tenere con effetti di reggipoggio e franapoggio (foto 9). Anche nelle Odle i vari strati sono da un lato più resistenti che dall’altro con evidenti tempi di erosione diversi (foto 7). Abbiamo visto massi caduti, canaloni di detriti, conoidi di deiezione. L’acqua dei torrenti che ha scavato vecchie valli glaciali a forma di U in valli a V. Il Torrente del Travignolo ha scavato tanto il terreno che oggi scorre negli antichi porfidi.

L’esempio più imponente che mette a confronto la storia antica delle Dolomiti e l’attuale fase di demolizione di questi monti lo abbiamo trovato sulla cima della Rosetta, dove a 3000 m di altezza ci siamo trovati in una vasta piana calcarea, residuo di una vecchia laguna, che in superficie presenta notevoli fenomeni di erosione dovuti al carsismo, come le doline, gli inghiottitoi e campi d’anime di calcare disfatto. Mentre lateralmente si riconosce l’ antica scogliera con tracce di fossili, e la vecchia scarpata esterna. L’ultima foto mostra un particolare della laguna della Rosetta. (Vedi Foto 16)

Foto 16

Abbiamo visto e imparato a “leggere” le forme del territorio intorno a noi in modo diverso, abbiamo posto domande e cercato risposte. Questi monti, che sono ammirati per la loro bellezza, e molto frequentati per la possibilità di un rapporto speciale con la natura, portano con sé anche il carico di una parte importante della Storia della Terra, affascinante e complessa, tanto da essere riconosciuti patrimonio dell’Unesco, e da godere perciò di una tutela speciale. Si percepisce la cura e l’attenzione per il territorio anche attraverso le numerose iniziative di tipo naturalistico e didattico che si incontrano, come ad esempio quelle del Parco Naturale di Paneveggio che abbiamo visitato lungo il nostro percorso, o la possibilità di visitare piccoli musei, e reperire diverse pubblicazioni.

Bisogna però riconoscere i segni di un altro fattore di distruzione che è l’uomo per maturare un maggiore rispetto per un territorio che dimostra anche una grande fragilità.

Foto 17

In questa foto ( con il Prof. Parotto e la sottoscritta) è visibile, in modo parziale, un momento della presentazione fatta ai colleghi dell’ANISN a Roma.

Per chiarire meglio l’uso didattico di questa esperienza, la colonna di lego che ho proposto è stata accompagnata nella presentazione dai campioni di roccia delle varie formazioni raccolti durante le escursioni, ciascuno affiancato dal pezzo di “lego” che lo rappresenta e collegati entrambi con un filo ben visibile,ai cartelloni con le foto dove quelle formazioni sono presenti, e con le spiegazioni di base. Un esempio è la Foto 18.

Le Montagne- Isole

Bibliografia

  • “Viaggio nei Monti Pallidi” Guida all’escursione a cura di Maurizio Parotto, Silvana Mora, Roberto Mazza ANISN sez Lazio 4-10 luglio 2012
  • Fabrizio Bizzarini “Guida alla geologia del Parco” Parco Naturale Paneveggio Pale di S.Martino Quaderni del Parco n. 9
  • “Dolomiti” Patrimonio mondiale Unesco Provincia di Belluno Tipografia Alcione -Aprile 2010
  • Atti del convegno “Dolomiti. Paesaggio e vivibilità in un bene Unesco” Materiali di lavoro (Trentino School of Management) a cura di Gabriella De Fino e Ugo Morelli info@tsm.tn.it, http://www.tsm.tn.it
  • B. Accordi – E. Lupia Palmieri – M.Parotto “ Il globo terrestre e la sua evoluzione” Zanichelli ed. Quarta edizione -marzo 1993
  • E.J. Tarbuck – F.K.Lutgens – M.Parotto “Scienze della Terra” Principato Editore marzo 1987
  • Alfonso Bosellini “Le Scienze della Terra” Italo Bovolenta Editore gennaio 1985
  • Riccardo Tomasoni – Matteo Visintainer “Geological Landscape” Paesaggio geologico Trentino- Curcu% Genovese Editore Aprile 2012

Luisa Kustermann – Note biografiche

Già docente di Scienze Naturali nella scuola secondaria di secondo grado di Roma, ha partecipato ad attività di ricerca ed innovazione su temi riguardanti la programmazione e la valutazione in collaborazione con l’Università “La Sapienza ” di Roma. Dal 1983 a 1986 è stata utilizzata presso il Laboratorio di Didattica delle Scienze (LDS) dell’Università “La Sapienza” di Roma nella sezione di Scienze della Terra e Astronomia, svolgendo un ruolo di ricerca nella didattica delle discipline suddette, in particolare con la facoltà di Geologia di Roma-3, con la Protezione Civile e con L’IRRSAE del Lazio  per iniziative di aggiornamento nel settore della prevenzione delle calamità naturali e della didattica dell’ Astronomia. Ha organizzato negli anni diverse “Settimane delle Scienze” per il MUSIS (Museo Multipolare delle Scienze e dell’Informazione) con mostre relative ai lavori degli studenti del Liceo G. De Sanctis di Roma. Ha organizzato e diretto numerosi corsi di aggiornamento di tipo disciplinare e metodologico. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni attinenti la didattica delle discipline suddette. E’ iscritta e collabora con l’ANISN dalla fine  degli anni ’80.

TemaRISK FVG – Sai cosa rischi in terra e in mare?

 Osservatorio sulla natura, Scienza & Territorio  Commenti disabilitati su TemaRISK FVG – Sai cosa rischi in terra e in mare?
Lug 012017
 

L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, organizza un incontro formativo per i docenti di ogni ordine e grado sul tema dei rischi naturali in Friuli Venezia Giulia.

L’incontro si terrà presso l’Università degli Studi di Udine, Aula 2 Via Tomadini, il 15 settembre 2017 dalle 15 alle 19. Il programma preliminare è riportato nel volantino allegato.

La partecipazione all’incontro è gratuita, ma per questioni logistiche è richiesta la pre-iscrizione sul sito https://goo.gl/w5LWvt entro il 7 luglio.

L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine e di Scienza Under 18 Isontina nell’ambito di TEMARiskFVG, progetto di divulgazione scientifica coordinato da OGS e finanziato dalla Regione FVG, che mira a diffondere le conoscenze più recenti sui temi legati ai rischi naturali per promuovere la cultura della prevenzione e della salvaguardia ambientale

Ufficio comunicazione di OGS

Scarica la locandina

La Piattaforma S.O.F.I.A.

 @nisninforma, La nuova scuola  Commenti disabilitati su La Piattaforma S.O.F.I.A.
Giu 132017
 

Il Miur con nota 19 maggio 2017 prot. n. 22272 ha annunciato l’operatività della piattaforma S.O.F.I.A. – Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti (sofia.istruzione.it),

Si tratta di un nuovo sistema per lo sviluppo professionale continuo dei docenti, che permette da un lato di documentare e valorizzare il percorso professionale e la storia formativa di ogni insegnante e dall’altro di innalzare la qualità delle iniziative attraverso un incontro tra domanda e offerta di formazione. S.O.F.I.A. infatti consentirà di gestire l’offerta di formazione attraverso una procedura di accreditamento dei soggetti interessati, svolta completamente on line.

Dallo scorso 1° febbraio i soggetti accreditati/qualificati ai sensi della Direttiva n. 170/2016t tra cui rientra anche l’ANISN  hanno avuto la possibilità, previa registrazione, di inserire le proprie iniziative formative nella piattaforma all’interno di un catalogo, consultabile dai docenti a partire dal 22 maggio insieme a un manuale d’uso e un video tutorial.

Nel catalogo sono visibili le iniziative realizzate sia dagli enti/associazioni Accreditati/qualificati, sia proposte dai soggetti di per sé qualificati per la formazione come le scuole del sistema nazionale di istruzione e le Istituzioni Universitarie.

I docenti attraverso la piattaforma potranno iscriversi ai percorsi formativi. Una volta terminato il percorso formativo, gli enti formatori dovranno attestare la presenza dei docenti ad almeno il 75% del totale delle ore previste, attraverso una specifica funzione prevista sulla piattaforma.

Ogni percorso formativo sarà valutato dai docenti partecipanti attraverso un questionario di gradimento progettato sulla base della “checklist” per la qualità prevista nel Piano di formazione. Successivamente, in una sezione del sito riservata al singolo docente, sarà disponibile l’attestato di partecipazione all’iniziativa formativa svolta.

Nell’area riservata il docente potrà accedere all’intero elenco dei percorsi formativi svolti, con le seguenti informazioni: programma, durata, relatori, competenze in uscita e link a eventuali materiali didattici. In tal modo sarà possibile uniformare la documentazione che caratterizza ciascun percorso formativo. L’elenco dei percorsi di formazione svolti da ogni docente costituirà la base per la realizzazione di un portfolio professionale.

Le iniziative formative svolte prima dell’attivazione della piattaforma potranno essere inserite dai docenti successivamente, purché conformi con quanto previsto dal Piano di formazione, secondo modalità che verranno successivamente comunicate.

Per saperne di più
http://www.istruzione.it/pdgf/
http://www.notiziedellascuola.it/news/2017/maggio/piano-di-formazione-docenti-al-via-la-piattaforma-s.o.f.i.a

Rete Natura 2000 e Biodiversità a Messina

 Dalle sezioni  Commenti disabilitati su Rete Natura 2000 e Biodiversità a Messina
Giu 132017
 

L’ANISN sezione di Messina congiuntamente con l’Assessorato Ambiente e Nuovi Stili di vita ed il Nodo InFEA (Informazione Formazione ed Educazione Ambientale) della Città Metropolitana unitamente al Laboratorio InFEA di Arpa Sicilia ST Messina, supportata dall’Università degli Studi di Messina, dal Servizio Territorio Messina e da alcuni Club servizi territoriali con il patrocinio dell’Ufficio VIII Ambito Territoriale di Messina del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare e della Fondazione Unesco Sicilia, ha coorganizzato un concorso dal titolo” “Rete Natura 2000 e Biodiversità a Messina”. Il concorso è stato finalizzato alla promozione della cultura ambientale nella sua dimensione ecologica ed antropologica ed alla diffusione della conoscenza su Rete Natura 2000 che è il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della Biodiversità. Il concorso è stato rivolto agli studenti (classe o gruppo classe) che hanno frequentato la Scuola Primaria (IV e V Classi) e la Scuola Secondaria di primo e secondo grado delle istituzioni scolastiche localizzate nel territorio del Comune di Messina. Gli elaborati hanno avuto per tema i seguenti argomenti:

  • Il bosco e i suoi abitanti;
  • Le reti alimentari ed ecologiche;
  • La vita nell’acqua: Ambienti e organismi;
  • Dallo Stretto di Messina ai Monti Peloritani: Natura e Biodiversità;
  • Avifauna dell’area di Capo Peloro;
  • Qualità ambientale e tutela degli Habitat.

Nel periodo di svolgimento del concorso sono stati programmati approfondimenti culturali e seminari, svolti da esperti e da istituzioni qualificate partner del concorso. L’intero percorso, che ha visto il coinvolgimento di oltre 600 studenti, dagli incontri con le classi alle attività in campo fino alla premiazione, è stato curato e coordinato dalla Prof. ssa Mimma Lucchesi, presidente ANISN della sez. di Messina.  A sostegno del percorso formativo, il 27 marzo 2017 nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina, è stata organizzata dal Gruppo di Lavoro una manifestazione dal titolo “Messina incontra la Biodiversità” a cui hanno partecipato le scolaresche concorrenti. In questo incontro, uno dei relatori è stato il nostro socio, Prof. Antonino Rindone che ha svolto una interessante e apprezzata relazione dal titolo: “Rare forme di fauna marina nell’area di Capo Peloro”. Con i lavori realizzati dagli studenti è stata allestita una mostra che rimarrà attiva nel mese di giugno nell’atrio del Palacultura “Antonello da Messina”. A conclusione del concorso, il 5 giugno u.s., in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente (World Environment Day – WED), negli stessi locali, con un auditorium che ha registrato un enorme numero di presenze, è stata organizzata la cerimonia conclusiva del concorso con la premiazione dei vincitori. All’evento hanno partecipato, oltre i rappresentanti dei soggetti proponenti, il Direttore della Fondazione Unesco Sicilia, Prof. Aurelio Angelini, il Sindaco di Messina, Prof. Renato Accorinti, l’Assessore all’ambiente, Prof. Daniele Ialacqua e tutti gli alunni concorrenti  accompagnati dai loro Dirigenti Scolastici e dai Docenti referenti a cui sono stati consegnati  premi, targhe e attestati di partecipazione. Una grande partecipazione che ha lasciato tutti contenti ancor di più noi Anisn che abbiamo dato un forte e adeguato contributo formativo.  L’evento che ha avuto una grande risonanza non solo locale e regionale è stata riportata su testate giornalistiche e da emittenti locali.

Per saperne di più
http://www.strettoweb.com/2017/05/concorso-rete-natura-2000-e-biodiversita-a-messina-lunedi-15-la-valutazione-degli-elaborati/551362/
http://www.tempostretto.it/news/cultura-ambientale-rete-natura-biodiversit-messina-concorso-rivolto-agli-studenti.html
http://www.jaci.gov.it/wordpress/circolari/n-269-concorso-rete-natura-2000-biodiversita-messina/