Dic 142015
 

Come le Olimpiadi di Scienze Naturali mi hanno formato e cambiato la vita

Sebastiano Pindilli

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Mi chiamo Sebastiano e sono uno studente al primo anno del corso di medicina e chirurgia in lingua inglese dell’Humanitas University. Questa, però, è solo l’ultima tappa della storia che vorrei raccontare, una storia iniziata tre anni fa, quando un po’ per gioco decisi di partecipare per la prima volta alle Olimpiadi delle Scienze Naturali.

Frequentavo il terzo liceo scientifico a Oppido Mamertina, poco lontano da casa mia, Cosoleto, un  piccolo paesino fra le colline della provincia di Reggio Calabria. Quando il mio professore di scienze ci informò della possibilità di partecipare alle Olimpiadi, non ci pensai due volte: volevo provarci, l’idea di dedicare parte del mio tempo libero a studiare una materia che amavo, la biologia, non mi dispiaceva, ma sopratutto volevo mettermi in gioco. Arrivò il giorno della prova regionale, sapevo di aver fatto del mio meglio e ne ero soddisfatto, ma ero sicuro che non fosse abbastanza. Ricordo benissimo quello che mi passava per la testa a prova finita: “per quest’anno è andata così, se saprò la differenza tra un’angiosperma e una gimnosperma magari tra un anno avrò la possibilità di competere”. Del tutto inaspettata, pochi giorni dopo arrivò la notizia di aver vinto le regionali insieme ad un altro ragazzo del mio liceo, conosciuto in questa occasione e diventato da subito un caro amico. Fu sorprendente l’aiuto ricevuto dal nostro professore, Salvatore Macrì,  per prepararci al meglio alla fase nazionale nel poco tempo che avevamo a disposizione. Credo di non aver mai studiato tanto in vita mia come in quel mese, stavolta volevo un confronto ad armi pari con gli studenti che avrei incontrato, anche quelli dell’ultimo anno. La mia ambizione e l’impegno che ci avevo messo, purtroppo, non portarono ai risultati sperati, non mi classificai in posizione utile a sostenere la prova pratica, ma il bilancio di quell’anno era del tutto positivo, sicuramente molto migliore rispetto a quelle che erano le mie iniziali aspettative: avevo stretto delle nuove amicizie, ero soddisfatto per aver vinto le regionali, e avevo il doppio della voglia di competere e mettermi alla prova per l’anno successivo.

Così gia da Settembre iniziai a prepararmi per le olimpiadi, ancora una volta forte del sostegno del mio professore: le regionali furono un successo e riuscii ad ottenere un ottimo risultato anche alla prova teorica della fase nazionale. Purtroppo, la prima volta che entrai in un laboratorio fu per la prova pratica: l’ansia e la paura che la micropipetta che avevo in mano sarebbe potuta esplodere da un momento all’altro al minimo errore mi portarono a fare una pessima prova. Il giorno dopo, sapere di essere stato ammesso allo stage al CNR fu un’altra grandissima sorpresa. Quei pochi giorni passati tra Castellammare di Stabia e Portici furono estremamente intensi, imparai a non avere paura di una micropipetta, scoprii altri ragazzi per i quali parlare di filosofia, storia, scienza, è interessante, rimasi affascinato dalla preparazione  di chi pochi anni prima aveva partecipato alle olimpiadi ma voleva dare una mano ancora adesso. Tanti nuovi amici, alcuni giorni straordinari, ancora soddisfazioni e finalmente un po’ di preparazione anche a livello pratico andavano nel bilancio di questo secondo anno alle olimpiadi.

Iniziai il quinto anno di liceo con due obiettivi in testa: diplomarmi con lode e ripetere l’esperienza dello stage. Vincere le regionali anche quest’anno è stata ancora una volta un’emozione unica e, dopo un’altra fantastica esperienza allo stage, la realtà è andata ben oltre le mie aspettative: a pochi giorni dal mio orale di maturità mi sono ritrovato in Danimarca, a rappresentare l’Italia alle IBO insieme a Francesca, Alessandro e Pasquale, delle persone straordinarie. Se oggi ripenso a quella settimana ad Aarhus mi sembra di aver vissuto un sogno: c’era tutto il mondo fra le pareti di una stanza e, più che la competizione, quello che si percepiva era la curiosità, la voglia di conoscere usanze, culture, completamente diverse dalle proprie. Dalla cerimonia di apertura fino alla giornata degli addii, sempre seguiti da una promessa di rivedersi prima o poi, è stato un continuo susseguirsi di risate, emozioni e solo per ultima un po’ di ansia per le prove. L’essere arrivato fin lì, per me significava avere già vinto, era il modo migliore per concludere la mia esperienza alle olimpiadi e, anche se in fondo ci speravo, fu comunque una grandissima sorpresa quando fui chiamato sul palco per ricevere una medaglia di bronzo. Tornare a casa e vedere l’affetto e l’orgoglio di familiari, amici e compaesani è quello che di più mi ha emozionato.

 

Oggi studio medicina e continuo a trarre beneficio dalle olimpiadi grazie ad un accordo stretto tra l’Humanitas University e l’ANISN per l’assegnazione di una borsa di studio ai vincitori delle olimpiadi di biologia. In qualche modo, il fatto che solo la metà degli studenti siano italiani mi ricorda il clima delle IBO: dopo aver icontrato eprsone di tutto il mondo, sarebbe stato quanto meno difficile richiudere i miei orizzonti alla sola realtà italiana. Invece, grazie a questa opportunità, spero di avere diverse porte aperte per il domani, sia in Italia che all’estero. Humanitas è anche uno dei centri di ricerca più importanti al mondo: non so se il mio futuro sarà in ambito clinico o nella ricerca, ma sono sicuro che questo percorso mi sarà di aiuto in entrambi i casi.

È sorprendente come tutto quello che ho raccontato sia il frutto della passione di chi non guadagna nulla in cambio del proprio lavoro, se non la soddisfazione di aver dato vita a qualcosa di straordinario. Quello delle olimpiadi è stato un percorso ricco di persone fantastiche, insegnanti amici e concorrenti: avevo quindici anni la prima volta che partecipai, oggi ne ho quasi diciannove e credo che nessuna esperienza, più di questa, abbia contribuito a determinare la persona che sono.

Grazie!

Sebastiano