Home Leopardi Tennyson Burnet London H. G. Wells Samuel Butler Conrad Kurtén CalvinoIndice

JOSEPH CONRAD  

Joseph Conrad (1857-1924)Teodor Josef Konrad Nalecz Korzeniowski, noto col nome di Joseph Conrad (1857-1924)  è considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura di lingua inglese della fine dal Diciannovesimo secolo. Il padre, appartenente alla piccola aristocrazia polacca, era impegnato nella lotta di liberazione della sua terra dalla sudditanza zarista e fu presto condannato all’esilio per cui con la famiglia condusse una vita errabonda; il giovane Joseph perse presto entrambi i genitori, ma durante la fanciullezza ebbe modo di apprendere il francese, l’inglese e, naturalmente, il polacco; fu un lettore onnivoro, con una profonda predilezione per i libri di avventure sul mare, probabilmente era stato imprintato da I lavoratori del mare di Hugo tradotto dal padre in polacco. Fra le sue prime letture vi fu anche l’opera di Alfred Wallace L’arcipelago malese (1869) e Il viaggio di Darwin.

A soli diciassette anni si arruolò nella marina mercantile francese e nel 1878 ottenne l’imbarco in battelli inglesi, con cui percorse le acque comprese del sud est asiatico fra Singapore e il Borneo; nel 1890 risalì le acque del fiume Congo, esperienza che sarà fonte di ispirazione per il suo capolavoro, Cuore di Tenebra; nel 1896 prese congedo dalla marina, ritirandosi ad Ashford nel Kent.

Considerato inizialmente da molti suoi contemporanei come uno scrittore per ragazzi di avventure nei mari, presto ne è stata riconosciuta tutta la potenza espressiva e attualmente viene considerato uno scrittore in grado di indagare magistralmente il profondo della coscienza umana.

Per comprendere appieno il suo pensiero è forse opportuno fissare qualche data, legata a libri che molto probabilmente l’autore lesse a da cui fu influenzato:

1852 Herbert Spencer (1820-1903) Developmental Hypothesis;
1857 Herbert Spencer: "Progess: Its Law and Causes;, The Westminster Review, Vol 67;
1859 Charles Darwin "The Origin of Species ";
1871 Charles Darwin "The origin of man";
1871 Edward Burnett Tylor (1832-1917) "La cultura dei primitivi". L’autore, uno dei padri dell’antropologia, sviluppò un’ipotesi sullo sviluppo delle religioni: animismo si trasforma in magia che origina il politeismo che si evolve in monoteismo; nel saggio, come in altri suoi scritti, Tylor sostenne che gli uomini hanno tutti identiche capacità mentali, tesi estremamente rivoluzionaria per quegli anni:
1872 Charles Darwin, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli altri animali ;
1878 Sir Henry Morton Stanley (1841–1904) Attraverso il continente nero, Il grande esploratore inglese, che aveva viaggiato a lungo nel continente asiatico, si fece affidare l’incarico di rintracciare Livingston, disperso in Africa e lo trovò, moribondo, a Zanzibar. Il lungo viaggio lo aveva portato a conoscere e descrivere ampie zone del territorio africano,. esperienze riportate nel libro Attraverso il continente nero, in cui è anche presente una forte denuncia del colonialismo belga. 

 

Per una curiosa coincidenza Cuore di tenebra venne pubblicato nel 1898, stesso anno della pubblicazione dell’ Interpretazione dei sogni di Sigmond Freud

 

Cuore di Tenebra Trama

Su una iolla da crociera, nel sicuro porto di Londra, Marlow, uomo di mare ma soprattutto vagabondo, sotto un cielo immacolato, benigna immensità di luce pura, che però anch’esso, a suo tempo è stato un angolo tenebroso della terra racconta a tre amici una delle sue esperienze inconcludenti, avvenuta quando decise di raggiungere un luogo che, anche se  aveva cessato di essere uno spazio vuoto incantevole e misterioso – una macchia bianca che un bambino può riempire di sogni di gloria, continuava ad affascinarlo perché  conteneva un fiume, soprattutto, un fiume grandissimo che appariva sulla carta come un immenso serpente con la testa nel mare, mentre il corpo in riposo formava un’ampia curva su una vasta regione e la coda si perdeva nella profondità della terra. Grazie all’interessamento di una zia, riesce ad ottenere un ingaggio e giunge alla città (Bruxelles?), sede della compagnia, dove viene accolto da ... Due donne, una grassa e l’altra magra, che sedevano su due sedie impagliate sferruzzando della lana nera... (due parche?); il medico chiede il permesso di misurargli il cranio perché desidererebbe capire cosa cambia nella mente degli uomini che vanno a lavorare laggiù, anche se aggiunge: i cambiamenti avvengono dentro, sa. Il viaggio già nelle fasi iniziali si presenta angosciante e Marlow ha sempre più la sensazione di non appartenere più al mondo di fatti schietti; si imbatte in una nave da guerra che assurdamente fa fuoco alla cieca contro il continente, dove sono annidati ipotetici nemici. Giunto alla stazione della compagnia, incontra un gruppo di schiavi 

... che camminavano lenti col busto eretto, bilanciando sulla testa dei cestelli pieni di terra e il tintinnio seguiva il ritmo dei loro passi. Intorno ai lombi portavano degli stracci neri, le cui corte estremità si agitavano dietro come code. Potevo contar loro le costole, e le giunture delle membra parevano nodi su di una corda; intorno al collo avevano tutti un anello di ferro, i collari erano uniti l’uno all’altro da una catena che oscillava in mezzo a loro tintinnando ritmicamente..

 e conosce un incredibile ragioniere, che sembrava indubbiamente il manichino di un parrucchiere, ma nella demoralizzazione generale di quella terra, continuava a curare il proprio aspetto. Da costui ha per la prima volta notizia dell’altro protagonista del racconto,  Kurtz, agente di prima classe...  una persona davvero notevole, in grado di mandare tanto avorio quanto tutti gli altri messi insieme. Partito verso l’interno, giunge finalmente alla stazione centrale, dove fa la conoscenza con il direttore, un fabbricante di mattoni che non possiede la materia prima per produrli, una serie di bianchi che vanno in giro con lunghi bastoni, tutte persone occupate in squallidi intrighi e preoccupate del potere acquistato da Kurtz; il battello che dovrebbe condurlo verso l’interno è danneggiato, per cui  il viaggio di Marlow subisce ulteriori ritardi: i chiodi necessari per la riparazione non arrivano, arrivano solo frotte di bianchi, attirati da una terra che promette arricchimenti rapidi. Finalmente Marlow intraprende il viaggio verso la stazione interna, alla ricerca di Kurtz. 

Risalire quel fiume era come viaggiare a ritroso verso i più remoti primordi del mondo, quando la vegetazione invadeva la terra e i grandi alberi ne erano sovrani. 

È un viaggio verso il cuore delle tenebre, durante il quale Marlow prende sempre più coscienza che di un’umanità altra, costituita dagli uomini sulle rive, che, malgrado le differenze, somigliano all’uomo occidentale

A poca distanza dalla stazione interna, in una capanna, Marlow trova un messaggio sibillino: Affrettatevi. Avvicinatevi con cautela e un libro di questioni di tecnica di navigazione. Il viaggio prosegue in un’atmosfera sempre più carica di presagi angoscianti, la nebbia, urla di dolore che risuonano dalle rive, tronchi affioranti che minacciano l’imbarcazione; improvvisamente figure umane si stagliano fra le fronde e nugoli di frecce piovono sull’imbarcazione. Finalmente giungono in vista della stazione interna dove li riceve una sorta di arlecchino, con gli abiti coperti dovunque di pezze multicolore che parla di Kurtz come di un eroe, che gli ha allargato la mente e a cui si sente devoto. Kurtz, gravemente malato, giace in una capanna, circondata da pali sulle cui cime sono ancorati dei teschi umani. Marlow viene a sapere che è stato Kurtz ad inviare i selvaggi nel tentativo di fermare il cammino del battello, Kurtz che non vuole allontanarsi dal regno che si è costruito  e a cui si sente ormai indissolubilmente legato. Portato sull’imbarcazione, fugge per ritornare a quella che ormai è divenuta la sua terra, ma viene riportato a bordo. Mentre la nave si allontana, una donna selvaggia e superba, magnifica, con lo sguardo allucinato si protende dalle rive, osservata con desiderio disperato da Kurtz, che muore poco dopo mormorando orrore, orrore. Marlow, tornato in patria, sente il desiderio di conoscere la promessa sposa di Kurtz e la va a trovare nella sua casa; la donna è bella e delicata, è il tipico archetipo della virtù vittoriana e parla del nobile Kurtz che ... aveva il dono dei grandi... Attirava gli uomini per quello che di meglio avevano in loro. Marlow, commosso, le mente, dicendo che Kurtz è morto con il suo nome sulle labbra.

 

Cuore di tenebra è un capolavoro e sulla sua interpretazione sono stati scritti numerosi saggi, in cui sono stati esaminati gli intrecci fra l’autore e il colonialismo di fine secolo, il difficile rapporto di Conrad con le figure femminili (la zia, la nera, selvaggia e superba, la promessa sposa dai capelli chiari, il volto pallido, la fronte pura...) e vi si possono anche rintracciare suggestioni ecologiste; come non pensare, infatti, agli elefanti, oggi specie a rischio di estinzione, leggendo: 

....Nell’aria risuonava la parola “avorio”, la si sentiva sussurrare, sospirare. Sembrava che le innalzassero preghiere. Da tutto ciò spirava un lezzo di rapacità imbecille, come una zaffata da qualche cadavere...?

 In questo contesto, tuttavia, verranno esaminati soltanto le suggestioni che il nuovo pensiero evoluzionista ebbero sul suo autore e che emergono dal racconto.

Lo scrittore polacco aveva ben compreso che il processo evolutivo non consiste in uno sviluppo lineare e prevedibile, simile a quello prefigurato da Spencer, che paragona l’evolversi di una società a ciò che porta dal seme all’albero o dall’uovo all’animale, dall’uniforme al differenziato, attraverso un continuo progresso; gli era ben chiaro quanto fosse falsa questa visione, che ancora oggi in molti ambienti gode di ottima salute e che alla fine del Diciannovesimo secolo si incarnò nel darwinismo sociale giustificando, in nome del progresso la conquista di territori appartenenti a popolazioni diverse da quella europea. L’albero, non la scala, rappresentano la corretta metafora dell’evoluzione, come aveva messo in evidenza Darwin[i] e come successivamente ha esplicitato Gould nel saggio La vita meravigliosa.. Anche la scelta della forma narrativa, non lineare e con più voci narranti, sembra voler sottolineare un’evoluzione (del racconto in questo caso) che procede attraverso soste, ritorni, percorsi secondari, involontaria metafora del processo evolutivo. L’evoluzione dell’uomo non è un dispiegarsi lento e solenne, dagli uomini bruti, immersi nelle tenebre, al civile uomo occidentale, portatore di luce; i comportamenti istintivi propri della bestia permangono in tutti gli uomini, sono segni anche questi della nostra comune origine, come Darwin aveva messo in luce nell'origine e 413 414 nell’Espressione [ii] (1872), ma Conrad va molto al di là dello stesso Darwin, le sue intuizioni si liberano dai preconcetti propri dell’epoca vittoriana; l’accorto, prudente scienziato aveva infatti affermato:

...Con i mezzi ora specificati e con l'aiuto forse di altri non ancora scoperti,  l'uomo si è elevato al suo stato presente. Ma da quando ha raggiunto la sua posizione, si è diviso in razze distinte, che molto più propriamente si potrebbero chiamare sotto-specie. Alcune di queste, per esempio il nero e l'europeo, sono tanto distinte che, se ad un naturalista fossero stati presentati alcuni esemplari senza Marlon Brando in Apocalypse nownessuna informazione precedente, egli le avrebbe senza dubbio considerate come vere e proprie specie. Con tutto ciò, tutte le razze concordano in tanti particolari poco importanti di struttura ed in tante facoltà mentali, che queste possono venire attribuite soltanto all'eredità da un progenitore comune; ed un progenitore così caratterizzato avrà molto probabilmente meritato il posto di uomo....[iii]

Conrad supera il suo mentore, facendo dire a Marlow:

... No, non erano disumani. E, sapete, proprio questo era il peggio – il sospetto che non fossero disumani. Era qualcosa che saliva dentro lentamente. Quelli urlavano e saltavano, e giravano, e facevano smorfie orrende; ma quel che dava i brividi era il pensiero della loro umanità – pari alla nostra – il pensiero di una remota parentela con quel grido selvaggio e sfrenato. Brutt'affare. Brutt'affare davvero; eppure se eravate abbastanza uomini avreste dovuto confessare a voi stessi l'esistenza di un'eco, magari debolissima, alla tremenda franchezza di quel chiasso, un vago sospetto che contenesse un significato che noi – pur così lontani dalla notte dei primordi – potevamo comprendere...

In un periodo in cui la schiavitù veniva (e verrà ancora per lungo tempo) giustificata in nome della presunta non umanità dei neri, che notoriamente non possedevano un’anima, Conrad ci appare di una lucidità esemplare.

La stretta parentela fra i bianchi e i neri si fa più pressante, grazie alla scoperta dell’esistenza di demoni,  alcuni piccoli, incarnati nella menzogna, l’imbroglio, i piccoli maneggi, l’avidità, l’invidia, e annidati in uomini squallidi e con essi più o meno pacificamente conviventi, altri demoni sono invece titanici e restano per lo più nascosti  in anime nobili, ma sono pronti, in condizioni opportune, a liberarsi dal controllo e portare alla pazzia.

Kurtz, nella relazione da inviare ai suoi datori di lavoro, la società con sede nella città simile ad un sepolcro imbiancato, aveva scritto:  ...noi bianchi, dato il livello di sviluppo raggiunto, "dobbiamo necessariamente apparire loro [ai selvaggi] con la natura di esseri soprannaturali – li avviciniamo con la potenza di una divinità"  "Attraverso il semplice esercizio della nostra volontà possiamo esercitare un potere benefico in pratica illimitato. Il nobile amministratore, partito dalla Inghilterra con la mente piena di grandi ideali, ha creduto alle menzogne della compagnia sulla funzione salvifica dell’imperialismo nei confronti del Libero Stato del Congo (mai nome è suonato più beffardo), ma soccombe al fascino dei richiami istintuali provenienti dall’ immenso serpente e dalle sue rive. La cultura aveva imbrigliato le tendenze aggressive, distruttive ed autodistruttive, presenti in lui come in ogni uomo o animale, retaggio di lontane origini ancestrali in cui la lotta per la vita si manifestava in tutta la sua brutalità, ma l’istinto può riemergere in ogni momento e il passo che divide l’uomo civilizzato dai così detti primitivi è molto breve e può essere superato con estrema facilità; Kurtz, poeta e musicista nella sua patria, alla Stazione Interna si abbandona a riti orgiastici, uccide, depreda, ama una nera selvaggia e superba, magnifica, con lo sguardo allucinato e la guarda come se stesse osservando l'immagine della propria anima tenebrosa e appassionata... Arrivato convinto di avere una missione civilizzatrice, si lascia affascinare da questo mondo selvaggio ed oscuro che ...come il serpente ammalia l’uccello – un uccellino sciocco ..., libero dai condizionamenti che la società impone, si abbandona agli istinti, si fa re con la complicità dei neri che lo considerano un dio e per lui (e con lui) uccidono e depredano; solo al termine del suo viaggio senza ritorno, quando forse ripercorre tutta la sua vita, come trapela dal  suo volto d'avorio in cui si manifesta l'espressione dell'orgoglio cupo, del potere spietato, del terrore vile – di una disperazione intensa e irreparabile... riacquista la perduta razionalità e con le parole Che orrore, che orrore misura il baratro in cui gli istinti lo hanno trascinato.

Se, alla fine del racconto, proviamo a riproporre il quesito che accompagnò il darwinismo ottocentesco: “Sopravvive il più adatto o è il più adatto colui che sopravvive?”, cheAttracco sul fiume Congo risposta daremo? Come intendere “il più adatto”? E’ ben vero che Kurz, tra “i più adatti” in Europa non è “adatto” nella giungla, e infatti muore, mentre i nativi continuano a viverci ( e anche il direttore della stazione), ma come nella giungla non sopravvivono “i migliori”, così neppure in Europa. Kurtz , la cui fittness sembrava ottimale in Europa, non risulta "adatto" nella giungla, dove soccombe e nella sua rovina trascina con sé la promessa sposa che ora  è  infelice .... per la vita .... , [iv]

Nel racconto sono anche presenti figure simboliche proprie di quello che Jung chiamerà inconscio collettivo e che Warburg identificherà come invarianti nell'arte figurativa di tutti i tempi: il fiume è un serpente, che terrorizza  e nella stesso tempo ammalia, le donne, vestite di nero che lavorano a maglia sono l'incarnazione di due parche, che detengono (e conoscono) il destino degli uomini che partono pieni di sogni dalla città; il bianco e il nero sono ambigui simboli di purezza e corruzione; la splendida selvaggia è forse la terza Parca, che ha partecipato,  decretato e assistito al compiersi del destino di Kurtz. La teoria degli archetipi, formulata inizialmente in ambiente ellenistico, secondo cui questi sono modelli di forme di cui gli oggetti sensibili sono semplici copie, assume diverso significato a partire dal pensiero di Darwin, divenendo simboli di invarianti presenti nel cuore di ogni uomo, tracce indelebili di una comune origine.

Nel romanzo c’è anche una forte percezione del tempo: ...Pensavo ai tempi antichi, quando arrivarono qui i Romani, mille e novecento anni fa – l’altro giorno... La luce irradia da questo fiume sin dai tempi dei – i Cavalieri dite? Sì, ma è come un incendio che corre sulla pianura, come un lampo tra le nubi. Noi viviamo nel suo guizzo – speriamo che duri fintanto che la vecchia terra continua a girare! Ma qui ieri c’erano le tenebre... legata alla consapevolezza che tutte le civiltà sono sede di infinite trasformazioni che non necessariamente portano al migliore dei mondi possibili ma che inevitabilmente sono destinate a soccombere; come tutti i viventi sono incalzate dalla inesorabile falce dell’estinzione.

Tenebre e luce, sembra suggerire l’autore, sono relative non solo nel tempo storico, ma anche all’interno del cuore degli uomini, in cui permangono indissolubilmente intrecciate.

Del resto, i fatti accaduti in aprile in Irak, sono un'ulteriore testimonianza di come nel cuore di ogni uomo sia radicato, un lato oscuro pronto a rinascere quando determinate condizioni ambientali si fanno propizie: le decapitazioni, gli stupri, la violenza di un uomo sull’altro non sembrano avere connotazione di religione, di nazione o di sesso.

L’origine della specie Ed. Boringhieri, 1967 

Il racconto ha avuto anche magistrali trasposizioni cinematografiche, a partire daApocalypse Now (1979), diretto da Francis Ford Coppola e con la magistrali interpretazione di Marlon Brando in cui l’ambientazione è spostata nel Vietnam, per finire con Heart of Darkness (1994), film con la regia di Nicolas Rage.

 


[i] L’origine della specie Ed. Boringhieri, 1967 (pg. 176-177)

[ii]Il mite Darwin, nel saggio L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli altri animali si addentra  solo superficialmente nella descrizione dell’espressione dell’orrore; malgrado dedichi all’argomento il capitolo 2, dal titolo Sorpresa, stupore, paura, orrore, descrivendo così la manifestazione di orrore:

A giudicare dai quadri, spesso tutto il corpo è voltato indietro oppure indietreggia; le braccia possono essere spinte violentemente in avanti come per allontanare un oggetto spaventoso. Il gesto più frequente, se vogliamo prendere per buone le posizioni che assumono coloro che vogliono rappresentare una scena di orrore immaginata con vivacità, consiste nell'alzare le spalle e nel portarsi le braccia piegate a comprimersi i fianchi o il petto. Questi movimenti sono molto simili a quelli che facciamo comunemente quando sentiamo molto freddo (questo atteggiamento non è peculiare dell’uomo; Darwin osserva che le scimmie, quando hanno freddo, si raggomitolano una vicino all’altra, contraggono il collo e sollevano le spalle); e di solito ad essi si accompagna un brivido e anche una profonda espirazione o una profonda inspirazione, a seconda che il torace si trovi nel momento in cui sta per espandersi o nel momento in cui sta per contrarsi. I suoni che si emettono in questi casi sono espressi da parole come «uh», oppure « ugh ».Tuttavia non è chiaro per quale ragione, quando abbiamo freddo o quando esprimiamo un sentimento di orrore, ci premiamo le braccia piegate sul corpo, alziamo le spalle e rabbrividiamo. (Da L’espressione, ed. Bollati Boringhieri, 1999 pp. 336-337)

Probabilmente, come afferma il curatore dell’opera Paul Eckman, per Darwin l’orrore corrisponde ad una combinazione di paura e disgusto

[iii] Da Darwin, L'origine dell'uomo e la scelta sessuale Ed. BUR 1982 pp. 402-403  

[iv] Il vittoriano Darwin era convinto che la nobiltà d'animo fosse un vantaggio che premia dal punto di vista della selezione naturale; infatti, nell'Origine dell'uomo afferma fra l'altro: 

... Non bisogna dimenticare che, sebbene un alto livello di moralità procuri solo poco od anche nessun vantaggio ad ogni individuo e ai suoi figli sugli altri membri della stessa tribù, tuttavia un progresso nel livello della moralità ed un maggior numero di uomini dotati darà certamente un'immensa superiorità ad una tribù sopra un'altra. Non può esservi dubbio che una tribù che racchiude in sé molti membri i quali, possedendo in alto grado lo spirito di patriottismo, la fedeltà, l'obbedienza, il coraggio e la simpatia, fossero sempre pronti ad aiutarsi scambievolmente e sacrificarsi per il bene comune, vincerebbe su molte altre tribù; e questa sarebbe la scelta naturale. In ogni tempo nel mondo certe tribù ne hanno soppiantate altre; e siccome la moralità è un elemento di riuscita, il livello di moralità e il numero degli uomini nobilmente dotati tenderà così ovunque ad innalzarsi e ad estendersi...

 

Home Su