Notizie generali
Piccolo centro rurale al limitare del
confine fluviale con il Veneto, sorse sulle terre emerse dopo l’Alto
medioevo (XII sec.). Entrato a far parte dei beni estensi alla fine
del XV sec., è dominato dalla mole del maestoso Castello.
La signoria Estense tentò la bonifica
di queste plaghe nel XVI sec., investendovi anche ingenti risorse,
ma in pochi anni la costipazione dei suoli vanificò quelle opere.
Testimonianza del laborioso sforzo impegnato nella difesa idraulica
del territorio resta la Torre Abate, bellissima chiavica secentesca
a porte vinciane, progettata da Luca Danese su mandato dell'autorità
pontificia, in sostituzione di un precedente manufatto che sorgeva
poco distante, sempre in fregio al Canal Bianco, distrutto dai Veneziani.
Nelle vicinanze, tra Massenzatica,
Italba e Monticelli, si ritrova anche un altro piccolo comparto
di grande interesse geologico: si tratta delle Dune del Moraro un
relitto dell'antico cordone litoraneo di epoca etrusca (Vl-lll sec,
a.C.), esteso circa 50 ettari.
Castello Estense
Fu realizzato tra il 1578 e il 1583
da Antonio Pasi su progetto di Giovan Battista Aleotti e per volere
di Alfonso II d'Este.
Sono gli ultimi anni di splendore del ducato ferrarese; alla
morte di Alfonso II, per mancanza di eredi maschi, il patrimonio
viene devoluto allo Stato Pontificio.
Ospitò la corte in grandi feste e banchetti
negli ultimi decenni del Cinquecento.
Ha pianta quadrata con agli angoli torri
merlate pentagonali. E' attorniato da una cinta di basse tettoie
oggi adibite a negozi e a botteghe artigiane, ma che un tempo accoglievano
il personale di corte, scuderie, magazzini e cantine.
Stava un tempo al vertice del triangolo
di muraglia (per un perimetro di 12 chilometri) che cingeva il bosco,
ove si svolgevano le ricchissime battute di caccia dei duchi di
Ferrara.

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Attualmente ospita il Centro di Educazione
Ambientale realizzato dell'Amministrazione Provinciale di Ferrara
con il contributo del Ministero dell'Ambiente.
Interessante, al piano nobile, l'opera
in ceramica di Cesare Laurenti, valente pittore nato a Mesola nel
1854 e morto a Venezia nel 1926. Vale una visita la vicina chiesa
barocca dedicata alla Natività di Maria.
Torre Abate e altre chiaviche
Questo edificio è senz'altro la testimonianza
più interessante della storia delle bonifiche ferraresi. La costruzione
della chiavica dell'Abate ha dato il via ai lavori della Grande
Bonifica Estense intorno al 1566.
La torre, realizzata nel XVII sec.,
si sviluppa sulla chiavica estense: come chiusa idraulica regolava
il deflusso al mare del Po Morto, attraverso un sistema di porte
a vento o vinciane ancorate a robusti pilastri a cuneo; come torre
ebbe funzione difensiva e di controllo. L'edificio oggi restaurato
è aperto al pubblico.
Il piano delle conche risale all'inizio del Seicento
e fu realizzato in prossimità dello sbocco a mare del Canal Bianco.
La parte superiore fu costruita in epoca di poco
successiva, probabilmente su progetto di Luca Danese, architetto
ravennate cui si deve anche la realizzazione dei Trepponti a Comacchio.

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La torre è ubicata a est degli abitati di Mesola
e Bosco Mesola, non lontana da pinete, boschi e piccoli stagni che
rendono interessante la zona anche dal punto di vista ambientale.
Pochi chilometri a mare, sul Canal Bianco, sorge
Torre Palù e più a Sud, non lontano da Pomposa, è la Chiavica dell'Agrifoglio,
importanti testimonianze del sistema di regolazione delle acque
nel XVII e XVIII secolo. Nelle vicinanze del Gran Bosco della Mesola,
dalla strada della Vecchia Corriera, è visibile l'impianto idrovoro
della Balanzetta, realizzato nel XIX secolo.
La Palude di Torre Abate
Antistante alla Torre Abate, che ora lontana
dal mare è sita in aperta campagna, sopravvive un'area palustre
di 10 ha.
Un tempo ridotta a discarica dei rifiuti, questa
piccola palude è un interessante esempio di restauro ambientale,
i laghetti possono essere aggirati a piedi per un piccolo sentiero
che li costeggia tutt'attorno.
Le Dune di Massenzatica
Le paleodune di Massenzatica sono importanti
perché rappresentano il relitto di uno dei più antichi cordoni dunosi
(II millennio a.C.) allineato ad altri rinvenuti da Ravenna a Chioggia.

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Meno di 5000 anni or sono infatti, tutta
la regione in questione era sotto il livello del mare e le Dune
di Massenzatica, che oggi si ergono isolate in una campagna intensamente
coltivata, rappresentano una delle più antiche linee di costa tra
quelle che si sono succedute da allora ai giorni nostri.
Per la loro importanza storico-naturalistica le Dune sono, già dal
1972 sottoposte a vincolo paesaggistico.
Le Pinete
A sud dell'abitato di Mesola in prossimità della
s.s. Romea, si estendono per un centinaio di ettari le pinete dette
della Ribaldesca e delle Motte impiantate tra il 1936 e il 1938
dalla Società Bonifica Terreni Ferraresi su un cordone dunoso di
epoca romana, posteriore a quello di Massenzatica.

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Per quanto artificiale la pineta è divenuta
un habitat favorevole per molte specie animali e svolge un importante
ruolo nella conservazione dell'avifauna costiera e per tali motivi
queste aree sono state definite Oasi di protezione della fauna.
L'area consiste in arenili di recente
formazione originati dal progressivo deposito di sabbie marine,
sui quali, con il graduale arretramento del mare, si è sviluppata
la tipica flora erbacea e cespugliosa delle sabbie litoranee.
Nel novembre 1966, la parte più depressa rispetto
al mare fu invasa da acqua salata, a causa di una violenta mareggiata.
Gravi furono i danni: fu necessario
rimboschire tutte le zone nelle quali i pini erano morti, dando
maggiore diffusione al Pino marittimo, più resistente e con rinnovazione
naturale più rapida rispetto al Pino domestico. Sono state introdotte
anche alcune specie tipiche del vicino Gran Bosco della Mesola,
quali il Leccio e la Farnia.
Il Boschetto di S. Giustina o della Fasanara
Detto anche della Fasanara, questo piccolo bosco
si sviluppa su un fascio di cordoni dunosi di età tardo-medioevale,
esso costituisce l'unico relitto di quell'antico bosco che si estendeva
dal Castello entro la cinta muraria ed oltre, fino a lambire il
mare.
Anche se di esigua estensione, circa
150 ha, è anch'esso di notevole importanza naturalistica: presenta
un ricco sottobosco, e vi trovano riparo e alimentazione molte specie
di uccelli e di mammiferi quali lepri, tassi, ricci e donnole.
Il terreno, come tutti quelli della zona, è alluvionale.
E’ originato parte da relitti marini
con formazioni dunose di sabbia, parte da sedimenti fluviali argillosi.
La vegetazione è costituita da Leccio, Farnia, Frassino. Carpino
bianco, del tutto simile al vicino Gran Bosco della Mesola, di cui
è sostanzialmente l'appendice settentrionale.
Lo strato arbustivo è costituito da
Fillirea, Ligustro, Biancospino, Ginepro, Prugnolo, Sanguinella,
Frangola.
Nel sottobosco si trovano il Pungitopo, l'Asparago, l'Edera.
Infine, tra le erbe, la comune Gramigna
e, nelle bassure, la Canna palustre.
Interessante è l'aspetto faunistico, soprattutto per l'avifauna
migratoria.
Sono numerosi i Fringuelli, i Tordi
e i Colombacci. L'avifauna stanziale è rappresentata soprattutto
da Fagiani e da Merli; i mammiferi da Lepri, Tassi e Donnole.
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